Caro Fabrizio…

Fabrizio De André

Fabrizio De André

Non so dove tu sia ora, né perché oggi tu mi sia ritornato così vivacemente davanti all’anima.

Non è neppure il tuo anniversario…

Nella nostra esistenza contraiamo debiti con molte persone per le nostre scoperte, le nostre gioie, le cose che apprendiamo, le emozioni che viviamo, quel tanto in più che comprendiamo del mondo. E non ci sono solo i grandi Maestri, quelli che da un giorno all’altro ci hanno cambiato davvero la vita – i Maestri, quelli che ‘trovano’ il discepolo – ci sono anche tanti altri personaggi, più o meno famosi, a noi legati da un misterioso filo, cui dobbiamo rivolgere la nostra gratitudine. Ci sono gli autori dei libri nei quali un giorno ci siamo riconosciuti, i poeti che hanno accompagnato i nostri primi innamoramenti, i musicisti che hanno, in un certo modo, composto la colonna sonora della nostra vita.

Uno di questi ultimi sei stato tu, Fabrizio, forse il più grande, certamente il più amato.

Non avevo neanche 15 anni e da poco ero riuscito a farmi regalare il motorino, che aveva rappresentato una svolta nella mia vita. Il mondo che mi circondava, la società, la scuola, la televisione, tutto mi stava terribilmente stretto. Ascoltavo musica americana e iniziavo a girare l’Europa in autostop, capelli alle spalle e uno spinello ogni tanto. Ignoravo sdegnosamente la televisione – con la…comprensibile incomprensione dei miei genitori – e tutto quello squallido carrozzone che girava intorno al Festival di Sanremo e alla stantia musica italiana in genere. Ma un giorno, inforcata la mia fiammante vespetta 50, andai a casa di alcuni amici. Ero appena entrato e una canzone proveniente dal giradischi mi colpì in modo singolare.

Mi sembrava di conoscerla, di sapere tutto dell’autore, di averla conosciuta da sempre. Era la tua Via del Campo, Fabrizio. Tornai a casa cambiato. Un piccolo cambiamento, s’intende. Ma, come si dice “Rome wasn’t built in a day” , Roma non è stata tirata su in un giorno. E neppure le nostre vite.

Da allora le tue canzoni hanno accompagnato tutti i momenti significativi della mia giovinezza, tanto che oggi faccio molta fatica a sentire una tua canzone senza che mi ritorni davanti all’anima una serie di immagini della mia vita quando la ascoltavo. Mi riconoscevo nella tua generosità, nel tuo amore per la natura, nel tuo anarchismo, nel tuo essere sempre “in direzione ostinata e contraria”. Mi sono chiesto per anni quale fosse il legame profondo che mi legava alla tua musica, con quelle parole che, volta per volta, descrivevano con sapienti pennellate da pittore zen storie di vita e di morte, di amore ed odio. Solo poco tempo fa ho saputo che dietro le tue parole e la tua musica c’era un legame con quanto di fondamentale allora ancora non c’era nella mia vita ma che presto ci sarebbe stato.

Ho scoperto, infatti, che anche tu eri in qualche modo collegato con una via spirituale, con la Scienza dello Spirito. Ho appreso che tutto partì dalla tua amicizia con Franco Mussida, chitarrista del PFM, che seguiva l’Antroposofia. Poi, leggendo un’intervista del ’97 a Re Nudo ho trovato un altro riferimento. L’intervistatore ti chiede, parlando del tuo nuovo disco Anime salve:

Solitudine, Assoluto, Interezza: fa tutto parte di un ossequio al pensiero di Rudolf Steiner?

E tu rispondi:

Da un certo punto di vista penso che sia conciliabile l’anarco-individualismo steineriano con quello che si può identificare con certe pratiche Zen o con il controllo della propria centratura e quindi, se vogliamo, anche con le tecniche di meditazione. L’uomo si conforta nella solitudine per il contatto che può trovare con tutte le voci interiori ed esterne, con tutte quelle voci che gli arrivano dal subconscio e da quell’Anima Universale di plotiniana memoria. L’uomo si confronta di buon grado con la società e con i suoi simili soltanto in occasione di un bisogno, un bisogno che può essere di tipo spirituale o materiale. Io credo sia meglio che l’uomo viva il più possibile da solo e che non faccia parte di nessuna organizzazione costituita, se non occasionalmente. Le organizzazioni sono la morte dell’uomo perché nascondono in sé i germi della violenza. L’uomo organizzato è pericoloso, è violento.

In un’altra intervista avevi dichiarato che Rudolf Steiner era stato l’unico autore in grado di metterti seriamente in crisi in senso spirituale, e che ti sentivi in sintonia con lui, sicuramente più con il suo pensiero che con l’idea morale di Kant.

Sempre nell’intervista del ’97, trovo un’altra interessante risposta.

Perotti ti chiede:

In Anime Salve ci sono testi con immagini e parole addirittura dolorose per quanto secche e spietate. Cosa si muove nel tuo profondo?

La tua risposta:

Anche nell’altro disco, Le nuvole, c’era un linguaggio crudo, ma la differenza fondamentale è che allora si ipotizzava, quasi si toccava l’esigenza della trasformazione, una trasformazione duramente contrastata da chi non voleva. Quindi ne parlavo ancora con astio, mentre adesso la trasformazione è in atto. Quelle minoranze di cui parlavo già ne Le nuvole (Le nuvole si divide in due parti, nella prima parla il potere e chi lo sostiene, nella seconda chi il potere lo subisce), in Anime Salve stanno diventando una maggioranza. C’è una spaccatura: da una parte ci sono le merci e il denaro, dall’altra c’è l’economia del dono e dello scambio. Adorno diceva che è giusto produrre per vivere, non vivere per produrre. Penso ad esempio ai paesi asiatici, dove interi popoli sono costretti a produrre enormi quantità di beni a basso costo per poter sopravvivere. Quando questa contraddizione diventerà anche per loro inaccettabile, il sistema capitalistico avrà enormi contraccolpi, probabilmente si sfascerà. Ci sarà una maggioranza che sostituirà il dono e lo scambio all’economia del profitto per potersi difendere dalla morte per inedia. In Anime Salve c’è questa differenza; il linguaggio è aspro ma senza più astio perché non sono i vinti quelli che parlano, ma i vincitori. Ci sarebbe poi da disquisire sul fatto che nel titolo Anime Salve c’è l’etimo delle due parole: anemos e olos, spirito solitario, quindi unico, ma intero.

Le Anime Salve sono in realtà i solitari, perché soltanto attraverso la solitudine penso si possa ottenere quel contatto con ciò che i Greci chiamavano l’Assoluto e che noi potremmo chiamare Grande Mistero. Più avanti, verso la fine di quell’intervista parli del punto di partenza di ciascuno di noi nella conoscenza del mondo: Conosciamo solo qualcosa di molto personale, impreciso, mutevole. Solo il contatto con il sé più profondo, il contatto con la nostra indicibile profondità, porta alla comprensione e alla trasformazione di quei disagi di cui abbiamo parlato prima. Una trasformazione che ha qualcosa anche di artistico perché porta in qualche modo a trasformare le contrarietà in qualche cosa di bello e quindi di utile. Qualcosa che trasmette il desiderio di contemplazione.

Cosi, a distanza di tanti anni, ritrovo oggi questi ‘messaggi in una bottiglia’, che mi raccontano di te e mi fanno sentire l’impulso, la necessità, quasi, di ringraziarti – con queste righe – per essere stato quello che eri, quello che sei.

Per aver consegnato, a me e a tanti altri che ti hanno ascoltato e amato, una goccia di splendore.

Piero Cammerinesi

(corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magaziene e Altrainformazione)

Riferimenti: [1]

Caro Fabrizio… ultima modifica: 2014-05-19T08:47:26+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)