Coscienza e social network

facebook_privacy20100512095839Una breve riflessione sul video che, da alcuni giorni, Facebook sta offrendo ai suoi utenti per festeggiare i 10 anni del social network.

Ho notato che alcuni amici hanno percepito una violazione della propria privacy guardando il video, che pure è automaticamente scaturito da quanto loro stessi hanno postato e mostrato di sé. In effetti, a ben guardare, sottilmente qualcosa c’è di vero in questa sensazione, anche se, razionalmente, ha poco senso, visto che tutto il materiale che il video presenta è quello che noi stessi abbiamo reso disponibile pubblicamente. Dov’è allora la coerenza tra quello che facciamo – abbiamo fatto – e quello che ‘sentiamo’? Il punto è che le foto, i link, i testi, li abbiamo inseriti noi – liberamente – senza un ordine o una gerarchia. Abbiamo semplicemente espresso gioia, dolore, piacere, amicizia, accordo, in pensieri ed immagini, condividendo questi nostri sentimenti e pensieri con amici reali o virtuali. Il video, invece, ci viene dall’esterno, da un algoritmo, da qualcosa di inanimato, meccanico, dunque. L’algoritmo alla base del video non considera il valore intrinseco, personale, dei nostri pensieri o sentimenti, o la nostra affezione ad un’immagine piuttosto che a un’altra. No, calcola solo quanti ‘mi piace’ ha ricevuto o quante volte è stata condivisa.

Dunque un criterio statistico, non vivente, morto.

Ecco che allora, nonostante che Facebook ci abbia fatto diventare tutti un po’ esibizionisti e un po’ guardoni, rinunciando alla nostra privacy, qualcosa in noi percepisce una nota stonata. Qualcosa in questo video assomiglia a una ‘violazione’, ad una intromissione estranea. Se seguiamo in profondità questo sentimento – magari appena abbozzato in noi – scopriamo che è proprio il fatto che il video sia stato prodotto da qualcosa di disanimato che ci offende, che ci fa sentire ‘violati’. Non è stato montato da un amico, da un essere animato e dotato di simpatia e comprensione, ma è il prodotto di una ‘entità’ dis-animata, fredda, ottusa nella sua elettronica intelligenza. In qualche modo, temiamo oscuramente che questa ‘entità’ abbia preso possesso di una minima parte di noi. E non siamo del tutto lontani dal vero.

Che fare dunque?

Lasciarlo realizzare o meno, postarlo o meno, non fa la differenza. La differenza la fa essere coscienti di quello che facciamo – qualunque sia la nostra decisione – e sopratutto di ciò che sottilmente percepiamo come movente della nostra scelta. La luce della coscienza illumina l’oscurità delle entità subumane – come quelle che agiscono negli ambiti elettrici, magnetici, atomici – permettendoci di tener loro testa.

Piero Cammerinesi

Coscienza e social network ultima modifica: 2014-02-06T10:53:53+00:00 da Richard
About the Author
Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)