Danilo Iosz intervista Ivan Ceci – Ufologia

Danilo Iosz intervista Ivan Ceci - UfologiaI.C. : Ivan Ceci
D.I: Danilo Iosz

D.I.: Prima di tutto, Ivan, grazie per la tua disponibilità. La prima domanda che vado a porti è: a che punto è l’ufologia mondiale? Siamo o no, prossimi alla verità?

I.C.: Sul fronte del disclosure molte cose si stanno sicuramente muovendo. Penso per esempio all’importante iniziativa pubblica che si terrà, dal 23 aprile al 5 maggio, a Washington D.C. presso il National Press Club, dove circa 40 tra i più importanti ricercatori e membri di agenzie militari degli Stati Uniti si riuniranno per testimoniare di fronte alla stampa di tutto il mondo le loro ricerche e le loro esperienze riguardo alla realtà della presenza extraterrestre. E’ un’iniziativa che mio giudizio va seguita con estremo interesse sia per le personalità di alto livello che vi parteciperanno, sia per la qualità delle testimonianze e delle evidenze che verranno presentate al pubblico. Detto questo, però, io credo che occorra esaminare la situazione anche da un punto di vista più generale per poter cogliere il senso più profondo di ciò che questa realtà rappresenta per tutti noi, in particolare in questo determinato momento storico.

In questo senso io sono convinto che la verità, quella di cui molto si parla, sia in realtà già qui, in mezzo a noi, e che in qualche modo stia cercando di comunicare con noi su diversi livelli. In particolare credo che ci stia avvisando che è in atto un grande cambiamento a livello planetario. Un cambiamento che non riguarderà soltanto la presenza extraterrestre ma anche e soprattutto la percezione della nostra stessa esistenza, sia come individui che come parte della famiglia umana che abita questo Pianeta. A volte mi capita di pensare al futuro, agli anni che verranno, e la parola che mi viene in mente più spesso è proprio la parola “famiglia”, nella sua accezione più ampia del termine. Ecco, io penso che noi tutti dovremo presto tornare a capire cosa vuol dire essere veramente una famiglia, cosa vuol dire sentirsi parte di un sistema vivente che ci alimenta, che ci sostiene e di cui noi dobbiamo imparare ad essere membri attivi e soprattutto responsabili. E’ nel nostro interesse e nell’interesse stesso del Pianeta che abitiamo.

D’altronde non dobbiamo dimenticare che la presenza stessa dei popoli che stanno interagendo con noi è intimamente legata proprio a ciò che sta avvenendo alla Terra, al suo ciclico processo di evoluzione e trasformazione come Pianeta vivente, ciclo che a sua volta ricade all’interno di una catena di eventi cosmici di cui non riusciamo, per ora, ad avere una chiara percezione, ma di cui questi popoli sono ben consapevoli. E questo è il motivo principale per cui sono molti di Loro stanno lavorando qui, sul nostro Pianeta, in questo determinato momento della nostra storia. All’interno di questo quadro generale io credo all’ufologia non spetti soltanto il compito di testimoniare la verità attraverso un semplice processo di divulgazione pubblica della verità stessa, ma anche di riflettere molto attentamente sulla relazione profonda che lega la presenza extraterrestre, i cambiamenti in atto sulla Terra e la nostra evoluzione spirituale e che di questa relazione, e di tutte le conseguenze che da essa derivano, debba in qualche modo farsene interprete e portavoce. Se non riuscirà a fare questo, temo, avrà raggiunto solo in parte il suo obiettivo.

D.I.: Negli ultimi tempi il fenomeno UFO sembra aver avuto un’escalation esponenziale, che ha catalizzato l’attenzione dei mezzi di informazione di tutto il mondo. Parlarne apertamente, ormai, è divenuto un fatto quotidiano e naturale. Cos’è cambiato, seconde te, dal punto di vista socio-culturale nel rapporto con tale fenomeno?

I.C.: Rispetto a quanto avveniva qualche decina di anni fa, oggi c’è sicuramente un clima di maggiore “acclimatamento” rispetto al fenomeno ufo. L’aumento stesso delle segnalazioni ufo in tutto il mondo dimostra che i testimoni hanno meno timore a raccontare le proprie esperienze anche di fronte ai mezzi di informazione. Ciò che secondo me sta cambiando, anche se molto lentamente, è il modo in cui questo fenomeno viene percepito dalla popolazione. Sempre più persone, infatti, si stanno rendendo conto che la presenza extraterrestre non è più soltanto una questione scientifica, che riguarda unicamente la nostra scienza, ma è una questione che, in qualche modo, ha a che fare da vicino anche con la nostra coscienza, con la nostra sfera spirituale, non ultimo con il nostro presente e il nostro futuro come umanità.

Tutto questo, dal mio punto di vista, è assolutamente positivo perché altrimenti si rischierebbe di comprendere solo una parte di questa realtà e di perderne forse il significato più autentico, più profondo, ma anche, in un certo senso, più “rivoluzionario”. Sapere infatti che esistono altre forme di vita intelligente su altri pianeti di per sé non risolverà automaticamente i nostri problemi, né tantomeno il nostro approccio ad essi. Ma sapere il motivo per cui questi popoli sono qui, ora, sulla Terra, essere consapevoli che essi sono qui per assistere noi e il Pianeta a superare una fase di transizione, allora questo, a mio giudizio, può offrirci un punto di vista totalmente nuovo sulla nostra condizione, per aiutarci a comprendere che siamo noi stessi parte del problema che intendiamo risolvere e che soltanto cambiando radicalmente il nostro modo di vedere il nostro posto nell’universo che ci circonda potremo cambiare veramente le cose. La presenza extraterrestre, in questo senso, diviene così lo strumento, e non più il fine, di una ricerca non solo scientifica ma umanistica, esistenziale, che deve avere come obiettivo, non tanto gli “alieni”, quanto piuttosto noi stessi, la nostra realtà, il nostro posto nell’universo.

D.I.: Tu rappresenti, data la giovane età, le nuove “leve” dell’ufologia italiana, la transizione tra diversi modi di indagare il fenomeno. Dall’indagine basata essenzialmente sull’analisi degli effetti fisici prodotti dagli UFO e sulla loro origine, siamo pian piano passati ad analizzare l’ufologia principalmente come fenomeno sociologico e politico, parte integrante della nostra coscienza collettiva. Ciò ha dato vita, già da qualche tempo, al movimento internazionale dell’esopolitica. Puoi chiarirci cosa significa e quali sono gli scopi di questa evoluzione di pensiero?

I.C.: Innanzitutto vorrei ricordare che il movimento esopolitico, al contrario di quanto si ritiene generalmente, non ha origine negli Stati Uniti, bensì in Europa, e in particolare in Italia, nella metà degli anni ’50, grazie all’attività pionieristica del Console Alberto Perego, del quale, come lei ha ricordato, un paio di anni fa ho pubblicato una biografia che ne riporta alla luce dopo tanti anni di silenzio la vita e il pensiero. Ci tengo a ricordarlo perché rispetto all’impostazione estremamente moderna e avanzata che Perego aveva esposto in merito alla questione della presenza extraterrestre mi sembra che non si siano fatti molti passi avanti, anzi in alcuni casi ci è trovati di fronte ad una vera e propria involuzione.

Prima ho citato l’iniziativa pubblica che si terrà a Washington tra pochi giorni. Come ho detto sono convinto che sia un’iniziativa molto importante, ma penso anche che questo tipo di approccio non possa essere l’unica soluzione al problema. Il punto è che non basta dire alla gente che esistono gli ufo. Bisogna dire alle persone perché gli ufo sono qui. Bisogna dire che questa presenza ha a che fare con il nostro futuro, con quello dei nostri figli, con quello di tutti gli esseri viventi che abitano questo Pianeta. Non è sufficiente portare di fronte alla stampa un militare che testimoni sotto giuramento che ha visto un disco volante.

Può essere una testimonianza autorevole, senza dubbio. E senza dubbio, aiuterà le persone più scettiche ad avvicinarsi a questa realtà con maggiore interesse. Ma, ripeto, questo tipo di approccio non è, a mio giudizio, da solo sufficiente a far comprendere il significato della realtà che abbiamo di fronte. In questo senso l’esopolitica non può limitarsi ad essere “ciò che la politica pensa degli ufo”. Né può esaurirsi in una sterile rincorsa alla cosiddetta “pistola fumante”, alla prova definitiva della presenza extraterrestre, né ancora pensare di essere unicamente una forza di pressione per ottenere il rilascio di documenti secretati da parte dei governi.

Occorre piuttosto che il movimento esopolitico si riconfiguri, più che come una lobby di pressione, come un bacino di idee nuove aperto non solo ai temi dell’ufologia ma anche ai molti argomenti che ad essa, come dicevo prima, sono collegati. Che si apra a temi e ad argomenti nuovi, che pensi non solo alle conseguenze della presenza aliena sulla nostra società ma che, proprio a partire dalla considerazione che non siamo soli in questo universo, sviluppi un nuovo paradigma della nostra presenza all’interno della famiglia terrestre di cui facciamo parte. Per quanto mi riguarda vorrei un’esopolitica che non parlasse soltanto di ufo, di cover-up, di disclosure. Vorrei un’esopolitica che parlasse anche di responsabilità ambientale, di pace, che sostenesse le organizzazioni che proteggono le minoranze etniche, che ragionasse sulla distribuzione delle ricchezze, sulle nuove tecnologie in grado di abbattere la povertà, le disuguaglianze, che invece di isolarsi parlando solo di ufo, si unisse alla voce dei molti anche giovanissimi che in tutto il mondo non si sono rassegnati a questo modello di sviluppo.

Ma soprattutto vorrei un’esopolitica che parlasse di noi esseri umani, che aprisse un dibattito aperto, profondo sul significato del nostro essere qui, di ciò che vogliamo essere, del modello di umanità che vogliamo costruire ed eventualmente condividere con altri popoli all’infuori della Terra, perché questi popoli che ci visitano sono qui per noi, sono qui per il futuro del Pianeta che tutti abitiamo. A chi sostiene che l’esopolitica dovrebbe impegnarsi a chiedere la verità sugli ufo, rispondo che conoscere la verità è una condizione senz’altro necessaria, ma da sola non è sufficiente a cambiare le cose. Il Console Perego fece questa battaglia più di cinquant’anni fa senza ottenere alcun risultato. E’ evidente che questa è una strada che non porta da nessuna parte. Quindi la domanda vera che, a mio giudizio andrebbe posta è un’altra: una volta che avremo saputo la verità, cosa decideremo di farne? Come vogliamo utilizzarla per cambiare realmente le cose? E’ di questo che l’esopolitica dovrebbe discutere oggi.

D.I.: Si fa un gran parlare di cover up governativo, di continui insabbiamenti e di utilizzo, soprattutto da parte del governo statunitense, di tecnologie non convenzionali frutto di opere di retro ingegneria applicata da manufatti alieni. Cosa ne pensi, in merito?

I.C.: Che i nostri governi ci nascondano molte verità scomode questo è un dato di fatto. E’ un problema di potere, di controllo, che trascende la questione della presenza extraterrestre e che si estende fino agli aspetti più quotidiani della nostra vita. Però vorrei dire anche che il problema del cover-up sugli ufo non è un qualcosa che riguarda soltanto i nostri governi ma anche gli stessi popoli che ci visitano. E’ evidente che se questi popoli volessero rivelarsi pubblicamente non avrebbero certo problemi ad eludere il cover-up militare. Se no lo fanno è perché hanno le loro ragioni. Ecco quindi, che il problema del cover-up operato dai governi diviene un aspetto secondario o comunque non così principale.

Il punto è comprendere che anche questi popoli esercitano in qualche modo una loro discreta politica di intervento che ha come direttiva principale quella della non interferenza, o comunque quella del minimo impatto sulla nostra società. Noi spesso pensiamo agli ufo come a degli esploratori solitari che visitano il nostro pianeta senza una logica. In realtà molti di questi popoli rispondono ad un’organizzazione, ad una struttura che ha le sue leggi, le sue regole.Il problema del cover-up governativo, va quindi analizzato in una prospettiva più ampia rispetto a quanto è stato fatto finora. Giusto, quindi, pretendere che ci sia detta la verità ma se poi questi popoli scelgono di non prendere contatto non avremo comunque risolto nulla.

D.I.: Vi sono molteplici teorie, sulla reale origine degli UFO. Secondo te il fenomeno è totalmente riconducibile a qualcosa di extraterrestre o interdimensionale, oppure c’è dell’altro? Si può, ad esempio, parlare di ultraterrestri?

I.C.: Lo scenario alieno che abbiamo di fronte è estremamente complesso e articolato, molto più di quanto tutte le nostre teorie o i nostri tentativi di definizione siano in grado di rappresentarlo. D’altronde non tutti i popoli che visitano la Terra si relazionano con noi allo stesso modo e con le stesse finalità. Anche in questo caso dobbiamo cercare di abbandonare una certa tendenza alla semplificazione e alla banalizzazione. Non mi interessa molto sapere da dove vengono questi popoli, se vengono da un’altra dimensione, da un’altra galassia o da un altro tempo. Ciò che mi interessa sapere è perché sono qui e in che modo la loro presenza può aiutarci a migliorare la nostra esistenza.

In questo senso trovo anche inutile e sterile la discussione che molto spesso sento fare tra ufologi che parlano di alieni “buoni” e alieni “cattivi”. La questione però non è se sono buoni o cattivi. Il male e il bene ci sono sia sulla Terra che nel cielo. La questione è un’altra: noi, con chi di loro vogliamo avere una relazione? Con quelli che vogliono aiutarci a crescere, a migliorare, o quelli che non vogliono aiutarci? Ci sono sicuramente popoli che stanno cercando di aiutarci e il cui messaggio è un messaggio di unità, di amore, ma soprattutto di responsabilità, sia rispetto a noi stessi che rispetto a Madre Terra. Dall’altra ci sono popoli lavorano per dividere e che dalle nostre divisioni traggono forza. Ancora una volta, però, la palla soltanto a noi. Cosa vogliamo fare del nostro destino? Quali energie vogliamo assecondare?

D.I.: Oggi va molto di moda parlare di Nuovo Ordine Mondiale. Il momento politico e la crisi che stiamo vivendo, sia in Italia che all’estero è, secondo te, parte integrante di una strategia mirata al raggiungimento di questo obiettivo? Ed in tutto questo, come si colloca il movimento esopolitico?

I.C.: Personalmente non sono un esperto di teorie cospirazioniste, ma se diamo un rapido sguardo ai dati ufficiali prodotti da diversi organismi internazionali indipendenti nel corso degli ultimi anni, qualche dubbio ti viene: uno studio del 2011 realizzato dal World Institute for Development Economics Research (Istituto Mondiale per la ricerca sull’economia dello sviluppo) ha calcolato che la metà inferiore della popolazione mondiale detiene appena l’1% della ricchezza globale, che più di un miliardo della popolazione mondiale soffre di grave malnutrizione, che ogni 3,6 secondi in qualche parte del mondo una persona muore di fame e che nel 75% dei casi si tratta di bambini di età inferiore ai 5 anni.

E questi sono solo i dati relativi alla distribuzione delle risorse alimentari. Non parliamo poi dell’aumento esponenziale dei conflitti, della povertà, del peggioramento della qualità della vita soprattutto nei paesi cosiddetti più civilizzati. Un mondo cui il 5% della popolazione detiene il 95% delle risorse globali non è un mondo che è sbagliato “per caso, ma è sbagliato “per scelta” e non c’è bisogno di essere degli studiosi di teorie della cospirazione per accorgersene. In un Pianeta in queste condizioni, è possibile pensare che il problema principale e più urgente sia conoscere la verità sullo schianto di Roswell o sapere se il Governo degli Stati Uniti detiene dei corpi alieni nell’Area 51?

Io penso di no, eppure nella maggior parte dei convegni ufologici non si continua che a discutere di queste storie come se tutto il problema si riducesse a dimostrare che gli ufo esistono. Occorre invece comprendere che i problemi del nostro Pianeta sono strettamente connessi con la questione della presenza extraterrestre e che questi Popoli non sono qui per parlarci di Loro, ma per avvertirci che la Terra sta soffrendo e che noi dobbiamo cambiare rotta perché non possiamo continuare a vivere in questo modo.

Invece di denunciare le trame del Nuovo Ordine Mondiale, perché l’ufologia e l’esopolitica non cominciano a discutere e a dire chiaramente al mondo qual’è la loro idea di mondo, qual’è la loro soluzione ai problemi di cui parlavamo all’inizio, che tipo di futuro immaginano per la Terra, per tutti noi?

D.I.: La Chiesa inizia ad ammettere, sempre più apertamente, la possibilità che nell’universo pulluli la vita come noi la intendiamo. Perché, secondo te, questa improvvisa inversione di tendenza? Cosa è cambiato nel binomio religione-ufologia?

I.C.: Vorrei distinguere due aspetti in merito alla questione. Il primo riguarda la posizione di maggiore apertura che la Chiesa sta assumendo pubblicamente rispetto a certi argomenti già a partire dagli anni ’60 attraverso le dichiarazioni Padre Grasso fino ad arrivare a quelle più recenti del direttore della Specola Vaticana Padre Funes il quale in un’intervista del 2008 all’Osservatore Romano si è spinto addirittura ad affermare che l’esistenza di forme di vita intelligenti oltre la nostra non sarebbe in contraddizione con la religione cattolica, rientrando esse, all’interno dello stesso piano di creazione divino. Le posizioni che la Chiesa ha assunto negli ultimi decenni sulla questione sono posizioni prettamente politiche seppur inserite all’interno di una discussione filosofico-dottrinale.

E’ come se la Chiesa stesse mettendo in qualche modo le mani avanti rispetto ad alcune situazioni future che potrebbero mettere in pericolo l’autorità e la solidità della dottrina. Questo è l’aspetto politico della questione. L’altro aspetto di cui invece mi interessa discutere maggiormente riguarda quello spirituale. Alcune volte, parlando delle implicazioni spirituali relative alla presenza extraterrestre in alcuni casi di contatto come per esempio il caso “Amicizia”, mi è stato contestato di voler trasformare l’ufologia in una religione o comunque con qualcosa che non ha attinenza diretta con la ricerca scientifica. Il problema è che, a mio giudizio, esiste un aspetto spirituale nel fenomeno ufo che non è irrilevante e che anzi rappresenta il significato primario e più importante del fenomeno stesso.

Non è un caso se in moltissime esperienze di contatto, come quella di “Amicizia”, il piano della comunicazione tra umani e alieni si sia svolto più su un livello spirituale che non tecnologico. Ma potrei fare riferimento anche altri casi come quello di Eugenio Siragusa, Giorgio Dibitonto solo per citare quelli più noti. Il punto è che esiste, a mio giudizio, un aspetto “religioso” del fenomeno ufo che non può essere ignorato. Non perché esso ci parli di Dio o di un rapporto tra creatori e creature, ma perché, al contrario, ci parla di qualcosa che unisce, su diversi livelli, tutto ciò che esiste nell’universo, dalla pietra del nostro giardino, fino alla più remota delle stelle, di qualcosa che abbraccia diverse culture, diversi popoli, anche distanti tra loro, che ci dice che non siamo separati da ciò che ci circonda, ma che siamo tutti legati, interconnessi, uniti da una unica realtà, da un unico destino, che facciamo tutti parte di un’unica famiglia cosmica.

Giordano Bruno, uno dei primi uomini di chiesa a parlare di vita intelligente nel cosmo e di altri mondi abitati già nel XVII secolo, scrisse in un suo trattato: “Un amore solo, e quindi un solo vincolo, fa di tutte le cose una sola cosa, ma ha volti diversi nelle diverse cose, sicché un’identica realtà lega in maniera diversa le diverse cose.” E ancora: “Universo è sinonimo di verità, unità e bontà; per questo l’infinito viene chiamato universo. Dio è glorificato non in uno ma in innumerevoli Soli, non in un’unica Terra, ma in un’infinità di mondi.” Io penso che bisogna essere persone “religiose” per capire il fenomeno ufo, così come bisogna essere persone religiose per emozionarsi di fronte ad un cielo stellato, quando si ascolta una bella musica, oppure per innamorarsi. Non esiste quindi nessun conflitto, a mio giudizio, tra religione (intesa come religiosità) e ufologia. Siamo solo noi uomini che creiamo i conflitti e le divisioni. Il messaggio che ci arriva dalle stelle, e anche Giordano Bruno ne era convinto, è un messaggio di unione, un messaggio di amore, inteso come forza che unisce in un’unica realtà diverse dimensioni su diversi livelli.

D.I.: Sei considerato, più di altri, l’esperto principale sul caso italiano di “Amicizia” grazie anche al profondo rapporto che ti lega, ancora oggi, ad alcuni dei personaggi principali. L’interazione umano-aliena che scaturì da questo evento occupa sicuramente un ruolo di rilievo nelle statistiche ufologiche, già di per sé, ricche di eventi similari. Al di là della presa di coscienza diretta o indiretta che ognuno di noi potrebbe avere nel conoscere casi come questo saremmo pronti, secondo te, ad un aperto contatto con razze aliene presenti nell’universo?

I.C.: La storia di “Amicizia” mi ha insegnato molte cose e credo che il suo messaggio abbia un valore universale che trascende le singole esperienze delle persone che l’hanno vissuta. E’ questo che mi spinge a parlarne sempre durante i miei convegni. Perché di solito le esperienze di contatto, anche quelle più intense, hanno un significato che è sempre molto legato al vissuto personale del contattato. Amicizia, invece, è una storia collettiva che attraverso il contatto di alcune decine di persone con una realtà più grande di noi riesce a darci un quadro dell’interazione con alcuni di questi popoli molto più ampio e dal significato più universale. La storia di Amicizia ci dice molte cose.

Ci dice che che non siamo soli nell’Universo; che ci sono dei popoli non molto diversi da noi, almeno sul piano fisico, che sono qui sulla Terra e che stanno interagendo con la nostra evoluzione da molti secoli, a volte come semplici osservatori, a volte come dei “fratelli maggiori” che accompagnano il cammino dell’umanità e la aiutano a non inciampare, pur rispettandone la libertà di autodeterminare il proprio destino. Amicizia però ci dice anche che questi popoli non sono qui solo per noi ma anche per la Terra, perché la Terra per loro è un essere vivente a tutti gli effetti e noi dobbiamo essere in armonia con essa e con tutti gli esseri che la abitano. Amicizia ci dice che per essere veramente “umani” non basta abitare sul pianeta Terra, ma che bisogna sentirsene parte, che bisogna capire cos’è veramente l’amore, cos’è veramente l’unità e l’armonia con se stessi e con gli altri.

Ma Amicizia ci dice anche che se vogliamo essere pronti ad un contatto con altri popoli dobbiamo prima imparare ad essere uniti tra noi a volerci bene, a non odiarci. E’ un percorso lungo, sicuramente molto difficile per noi che siamo ogni giorno pronti a sbranarci l’uno con l’altro. Ma è questo il percorso che abbiamo davanti e possiamo solo scegliere se lo vogliamo intraprendere o meno. Gaspare De Lama, uno dei protagonisti della vicenda, ha detto una volta che quando parlava con Loro, sentiva che Loro erano più umani di noi e che noi ancora non eravamo al loro livello. Ecco, io penso che se vogliamo prepararci ad un contatto con questi popoli, dobbiamo lavorare su noi stessi e migliorarci come persone. Solo allora saremo pronti ad avere un contatto con altre “persone” all’infuori della Terra. Questa è secondo me la vera “lezione” della storia di Amicizia.

D.I.: In alcune interviste, rilasciate in passato, tu hai affermato che l’ufologia italiana vive, da anni, una sorta di immobilismo generazionale, che ci isola rispetto all’Europa e al resto del mondo. Quali sarebbero, secondo il tuo punto di vista, le azioni da intraprendere per far uscire l’ufologia italiana da questo isolamento?

I.C.: Quando due anni fa pubblicai la biografia su Alberto Perego, un giornalista mi chiese: perché hai deciso di pubblicare un libro sulla vita di un ufologo scomparso da trent’anni? La mia risposta fu: perché non ho trovato nessuno oggi che dicesse cose più moderne di lui riguardo agli ufo. Ecco, il problema dell’ufologia italiana è proprio questo. Se per dire qualcosa di veramente nuovo su questo argomento c’è bisogno di andare a ripescare le parole di un uomo morto da trent’anni evidentemente c’è qualcosa che non va. Perché vuol dire che qualcosa ad un certo punto si è bloccato e invece di andare avanti è regredito.Se lei oggi partecipa ad uno dei convegni organizzati dai maggiori centri ufologici italiani sentirà ancora parlare di luci e lucine nel cielo, di inutili statistiche, di casi vecchi e oltretutto, a mio giudizio poco significativi, come Roswell e Area 51, un po’ come se l’ufologia si fosse fermata agli anni ’40 senza fare nessun passo avanti.

Eppure con Perego di passi avanti ne avevamo fatti moltissimi. Perego negli anni ’50 parlava già apertamente di alieni di aspetto umano operanti sulla Terra, di basi sotto i mari e sotto terra, del rapporto tra avvistamenti ufo e i principali eventi della politica internazionale, degli interventi dell’aviazione extraterrestre durante le fasi più critiche della guerra fredda. Fu il primo a parlare, seppur non esplicitamente, del caso “Amicizia”, con circa quarant’anni di anticipo. Fu il primo ad utilizzare l’espressione “congiura del silenzio” riferendosi al cover-up governativo sugli ufo. Fu il primo a rivolgersi alle istituzioni politiche e militari nazionali ed internazionali, sollecitando quello che oggi viene definito il disclosure sulla realtà extraterrestre.

Con Perego l’ufologia era stata superata ancora prima di nascere, per dare vita a quella che oggi oltreoceano è chiamata esopolitica. Può sembrare un paradosso ma oggi l’Italia è l’unico paese che non partecipa al dibattito internazionale sull’esopolitica. Eppure tutti questi temi Perego li aveva già trattati. Anzi, si era addirittura spinto oltre, arrivando a sostenere che la comprensione di questa realtà, che noi chiamiamo extraterrestre, avrebbe spinto l’umanità ad unirsi, ad abbracciare la pace, all’utilizzo di nuove tecnologie per sostenere i bisogni di miliardi di persone, ad un maggiore “rispetto della persona umana”.Ecco io vorrei sottolineare ancora una volta questa espressione. Perego quando parla di ufo, parla di “rispetto della persona umana”. Perché oggi, quando si parla di ufo, si parla di numeri, di statistiche?

Io penso che l’ufologia italiana invece far calare un velo di totale oblio sulle idee di Perego, avrebbe dovuto seguirne il tracciato, aggiornandone i contenuti, ampliandone i temi.
Oggi di certo lo scenario ufologico italiano sarebbe completamente diverso. Saremmo il punto di riferimento del movimento esopolitico europeo e forse non vivremmo quello stato di isolamento e di arretramento culturale a cui alcuni degli ufologi italiani ci hanno costretto per più di trent’anni.

D.I.: Negli ultimi anni hai dedicato la tua attenzione, oltre alla ricerca personale, anche al sostegno di campagne internazionali legate a temi importanti quali la libertà, la vita, il cambiamento interiore, la presa di coscienza e il rispetto del nostro pianeta come essere vivente. E’ questa, secondo te, la strada per l’evoluzione umana, che tutti dovremmo intraprendere?

I.C.: Assolutamente sì. A costo di essere accusato di eresia io penso che noi tutti dovremmo spendere un po’ meno del nostro tempo parlando di ufo e concentrarci di più su quello che questa realtà sta cercando di dirci, perché questa realtà ci sta parlando di noi. Dobbiamo renderci conto che il problema degli ufo non sono gli ufo, siamo noi! Questi popoli non sono qui per loro, sono qui per noi. Sono qui per assistere il nostro Pianeta in una fase di cambiamento e per aiutare tutti gli esseri viventi che lo abitano a trovare un nuovo equilibrio, una nuova armonia, un nuovo “vincolo” tra le diverse dimensioni, proprio come diceva Giordano Bruno. Questo è il loro compito, il loro dovere. Il punto è comprendere quale sia il nostro ruolo in tutto questo e di come ciascuno di noi possa cambiare la propria vita per dare un contributo attivo a questo progetto. Se riusciremo a fare questo, se riusciremo a trovare il senso vero del nostro essere qui, ora, su questa Terra, in questo Universo, allora troveremo anche la risposta alla questione della presenza di questi popoli tra di noi.

Grazie ad Ivan Ceci per il tempo dedicato alla presente intervista, rilasciata in esclusiva per “Disclosureprojectufo”.

Ivan Ceci è un giovane giornalista, pubblicista e scrittore di tematiche ufologiche, delle quali si occupa da ben oltre 10 anni. Salito alla ribalta grazie al caso “Amicizia” è stato spesso intervistato come esperto del caso in questione ed ha partecipato ed organizzato numerose conferenze sul tema Ufo ed Alieni, con particolare riferimento all’aspetto sociologico ed esopolitico del fenomeno. Autore di vari libri è altresì conosciuto per la biografia sul console italiano Alberto Perego, per il quale ha avviato una vera e propria campagna di sensibilizzazione, intesa ad esaltarne la memoria storica.

Danilo Iosz intervista Ivan Ceci – Ufologia ultima modifica: 2013-07-25T12:01:03+00:00 da Richard
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Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)