David Wilcock – La Scienza dell’Uno – cap. 12 prima parte

Saggezza ET: Pianeti come formazioni di unità di coscienza

cydonia312.1 Hoagland e Marte

Nel 1976, il frame 35A76 del satellite Viking Orbiter 1 (visibile nella seconda immagine sotto) ha mostrato una formazione che assomigliava molto a un viso umano con attorno qualcosa di somigliante a un copricapo Egiziano. Da quel momento, sono cresciute molto le speculazioni e le controversie attorno a questo oggetto, in un’area di Marte chiamata “Cydonia”, col fallimento della NASA nel supportare ufficialmente che fosse semplicemente una formazione naturale, mentre altri ricercatori come Richard Hoagland, Tom Van Flandern e Stan Mc Daniel l’hanno studiata in dettaglio e hanno concluso che debba essere prodotto di una progettazione intelligente.

Per i nostri propositi in questo capitolo, ci concentreremo sul lavoro di Richard Hoagland. Tramite un lavoro di ingegneria elettrica e processamento d’immagine digitale, Vincent DiPietro e lo scienziato informatico Greg Molenaar, il team di Hoagland ha potuto sviluppare una prima e accurata versione di un software per il miglioramento delle immagini, che ha poi fornito i dettagli sul lato in ombra della fotografia, che altrimenti sarebbe stato impossibile vedere.

Questi dettagli hanno chiarito che la Faccia possedeva una “simmetria bilaterale”, ovvero che era simile nei due lati..appariva come una Faccia.
Più tardi, è stato scoperto il frame 70A13, che rivelava ulteriormente l’altro lato della Faccia e dettagli aggiuntivi. Quello che sembrava essere un oggetto gigante di forma piramidale, era situato a 10 miglia a sud-est dalla struttura a forma di Faccia.

La struttura è quasi certamente artificiale, per la sua simmetria nei cinque lati, le linee rette e i suoi “contrafforti” agli angoli che sembravano usati per migliorare il supporto della stessa struttura artificiale.

La "Piramide D&M" dal frame della Viking 70A13

La “Piramide D&M” dal frame della Viking 70A13

Inoltre, in un’area a circa 10 miglia dalla Faccia, si trovano raggruppate altre collinette di forma piramidale e quindi l’area è stata chiamata “La Città”.

In particolare un oggetto sembra letteralmente identico ad una visione aerea della Grande Piramide e può essere visto direttamente sopra il lato sinistro della freccia nella prossima immagine.

Se guardate bene questa piramide, potete vedere quelle che sembrano essere due collinette di forma piramidale direttamente a fianco sul lato superiore e sinistro. Entrambe queste due colline più piccole si trovano sulla metà esatta delle facce della piramide, cosa che suggerisce ancora il progetto intelligente e non uno scherzo della natura.

marscity

La “Faccia e la “Città” dal frame della Viking 35A76

Quindi, immediatamente sopra e a destra della piramide più grande troviamo un altro oggetto chiamato “Il Forte”, che sembra ancora mostrare i segni chiari di una geometria con angoli retti e quindi di una struttura artificiale.
La freccia nell’immagine dimostra il presunto significato rituale della Faccia, da questo punto di vista, l’alba nell’importante data dell’Equinozio avverrebbe direttamente dietro la Faccia.

Una collina di terra a diverse miglia ad est dalla Faccia, sembrerebbe utile come mezzo per deflettere il bagliore e rendere questa alba più impressionante da vedere. Le fotografie più recenti della NASA hanno solo aumentato la risoluzione con cui possiamo vedere quest’area, ma queste non sono state pubblicate sui maggiori media in modo abbastanza serio fino al 2000, col rilascio del film Mission to Mars della Disney corporation.

12.2 IL TETRAEDRO RIVELATO

Erol Torun si è unito in Mars Mission di Hoagland nel 1988 e ha contribuito con le sue capacità cartografiche sviluppate nella Defense Mapping Agency degli USA. E’ stato il primo a “correggere ortograficamente” le immagini di Viking, ha quindi installato correttamente una griglia di precisione per le coordinate, propriamente allineata in senso Nord-Sud sulle immagini, creandone una mappa esatta.

Questo ha permesso a Mars Mission di calcolare matematicamente gli angoli esatti, le distanze e le relazioni tra i diversi oggetti nella regione di Cydonia. Hoagland aveva già proposto che se il messaggio fosse stato codificato nella città, avrebbe avuto facilmente valori matematici universali che altri avrebbero potuto decodificare, in virtù delle innate leggi immutabili dei numeri e della geometria.

In un tempo ragionevolmente breve e con molta eccitazione, l’evidenza indicava che una delle principali funzioni di questa Città era in effetti fornire un “messaggio” codificato nella geometria sacra ai suoi abitanti e a futuri scopritori. Varie costanti matematiche come “e”, funzione trigonometrica ben conosciuta e del valore di 2.718282 e valori come la radice quadrata di 2, 3 e 5 erano tutti visibili chiaramente nelle relazioni tra gli oggetti sulla mappa.

(Ricordiamo che è stato il lavoro di Torun con la Defense Mapping Agency degli USA a calcolare tali misure di precisione da una singola mappa).

I matematici sanno bene che i Solidi Platonici mostrano i tre valori delle radici quadrate di 2,3 e 5 al loro interno, così Torun decise di investigare nella matematica dei cinque Solidi Platonici, l’ottaedro, il tetraedro, il cubo, il dodecaedro e l’icosaedro, in modo più approfondito.

Torun si concentrò anche sulla funzione “e”, conosciuta come “la base dei logaritmi naturali”. Sfortunatamente, molti di noi non sanno cosa significhi questo e gli articoli e i libri dell’Enterprise Mission non lo spiegano a fondo.
Infatti, “e” è un valore che permette a certe operazioni matematiche (logaritmi) di crescere nella maniera più simmetrica o “naturale” possibile.

I logaritmi sono connessi direttamente agli esponenti, che molti di noi ricordano come quei piccoli numeri piazzati in alto a destra di un numero. Se vedete un grande 10 con un piccolo 5 vicino, in alto e a destra, lo leggete come “dieci alla quinta potenza”.

I logaritmi più comuni sono quelli in cui continuate a moltiplicare un numero per fattori di dieci e il piccolo numero esponenziale vi mostrerebbe quante volte dovreste farlo. Nel nostro esempio di sopra, dieci alla quinta potenza sarebbe un milione.

Comunque, se continuate a moltiplicare un numero per “e”, o 2.718282, invece che moltiplicarlo per dieci, gli studi sui calcoli hanno mostrato che il numero crescerebbe in modo molto più simmetrico e bilanciato geometricamente. La funzione “e” si mostra su un grafico come una curva perfettamente arrotondata che sembra un quarto di cerchio, dal punto in alto a sinistra a quello in basso a destra.

Torun scoprì con grande emozione che c’era una connessione diretta tra “e” e la geometria del tetraedro, largamente o totalmente sconosciuta da molti scienziati. Prima di tutto, prendete una sfera e inscrivete in essa un tetraedro (o circoscrivetelo).

Se calcolate l’area superficiale della sfera e la dividete per l’area superficiale totale del tetraedro, ottenete un valore molto vicino a “e”. A questo punto, nessuno sa di certo il perchè, anche se abbiamo alcune idee. L’unica cosa su cui dobbiamo concentrarci ora è che questo valore potrebbe essere usato per formare un messaggio, codificato nella matematica.

Quindi se vogliamo davvero completare il nostro messaggio, ci serve qualcosa con cui confrontare “e” e che rappresenti il valore per la sfera. Ricordiamo che “e” rappresenta il rapporto tra il tetraedro e la sfera, una differenza causata dalla presenza del tetraedro; quindi, dovremmo anche trovare una diversa costante che definisca direttamente la sfera.

Questo è più facile da vedere, in quanto il valore di “pi” o 3.14159 è la lunghezza della circonferenza di ogni cerchio o sfera, se al diametro del cerchio assegnamo il valore di uno. Quindi il nostro secondo valore di confronto con “e” sarebbe “pi”, qualcosa che chiunque nell’universo potrebbe calcolare tramite la semplice analisi geometrica di un cerchio.

Quindi, se i due valori al lavoro sono “e” e “pi”, allora Torun ha pensato che sarebbe stato meglio dividerli fra loro per rappresentare il rapporto principale tra il tetraedro e la sfera. Quando calcoliamo il rapporto “e/pi”, otteniamo il valore di 0.865.

In modo impressionante, questo rapporto si trova ripetutamente a Cydonia. Per esempio, lo si può vedere nel rapporto tra un angolo di 19.5 e uno di 22.5 gradi e anche tra un angolo di 60 e uno di 69.4 gradi. Entrambe queste coppie di angoli si vedono chiaramente nella geometria di Cydonia.

Comunque, la scoperta più soddisfacente di tutte è arrivata quando Torun ha studiato il valore in gradi per la latitudine dei Monumenti Marziani, specificamente nel punto della figura geometrica centrale a cinque lati nella città, conosciuta come “Piramide D&M”. Questo oggetto è localizzato sulla latitudine Nord 40.87° su Marte e quando applichiamo la funzione matematica universale conosciuta come “arcotangente” a questo numero, otteniamo 0.865, lo stesso rapporto e/pi!

Sembra allora che l’intera localizzazione del complesso monumentale di Cydonia, in un sistema di coordinate a 360°, sia progettato per mostrare il “messaggio” geometrico del tetraedro nella sfera a chiunque voglia fare visita a Marte. Visto questo, non dovrebbero restare dubbi sul fatto che questo lavoro sia stato eseguito deliberatamente, in un sistema di coordinate a 360°.

Ora vediamo una immagine di Enterprise Mission del tetraedro circoscritto, un tetraedro piazzato in una sfera, come misurato in Cydonia. (Ora dovremmo sapere visualizzare la sfera con un asse che attraversa il centro, creando un toroide sferico).

L'immagine del tetraedro circoscritto dell'Enterprise Mission

L’immagine del tetraedro circoscritto dell’Enterprise Mission

La più semplice di molte dimostrazioni geometriche del tetraedro nella sfera a Cydonia, può essere vista con angoli di circa 19.5° tra gli oggetti. Questa misura angolare rappresenta il numero di gradi sopra o sotto l’equatore dove si trovano tre dei cinque vertici del tetraedro ( o nodi ).

Il quarto vertice, chiaramente, sarebbe nel polo nord o sud. La “Piramide D&M” a cinque lati è stata definita la “pietra matematica di Rosetta* di Cydonia”, perchè si trova a 19.5° dalle linee di latitudine est-ovest di Marte e nella Piramide D&M c’erano altri angoli chiave del tetraedro circoscritto, come 49.6° e il rapporto angolare tra 60 e 64 o “e/pi”.

La Piramide D&M ha permesso di decodificare il resto di Cydonia.

(*Nota: Per quelli che non hanno familiarità con la storia della pietra di Rosetta, questa era una tavoletta incisa che mostrava delle iscrizioni con lo stesso messaggio scritto in tre lingue diverse, una erano i geroglifici Egiziani e un’altra era ben conosciuta all’umanità moderna. Dalla pietra di Rosetta, è stato possibile decodificare l’intero linguaggio in geroglifici dell’Egitto).

Nel documento originale “Message of Cydonia” di Hoagland e Torun, seguito da un set dettagliato di dati fotografici e analitici nel libro di Hoagland “The Monuments of Mars”, vengono sottolineate un grande numero di correlazioni matematiche nel posizionamento di certi oggetti chiave, alcune delle quali vengono descritte brevemente in questo capitolo.

Uno dei fatti più notevoli è che troviamo un perfetto triangolo equilatero tra la Faccia, la Piramide D&M e la Città. Per quelli che sono interessati a saperne di più, i libri e i documenti sono disponibili tramite il sito web Enterprise Mission – www.enterprisemission.com.

Molti altri testi sul soggetto che trovate tipicamente su Internet, mancano di pezzi chiave del puzzle e spesso portano ad attacchi incompleti degli scettici come risultato. Quando esaminate propriamente, aggiungendo questi elementi al discorso centrale, se volete decodificare il Messaggio di Marte, studiate l’idea di un tetraedro dentro una sfera.

Cosa significa esattamente? Basandoci su quello di cui abbiamo già discusso in questo libro, siamo in buona posizione per fare una domanda. Cosa accadrebbe se studiassimo come questa geometria era coinvolta con le formazioni di “unità di coscienza” planetarie che abbiamo gà affrontato?

Ci dovremmo aspettare qualche forma di fenomeno anomalo in questi punti “tetraedrici” fondamentali sui pianeti, come abbiamo fatto con i dodici vortici “icosaedrici” sulla Terra di Sanderson e Pasichnyk?

12.2.1 GEOMETRIE DEL VORTICE TETRAEDRICO

L’icosaedro è uno dei cinque principali Solidi Platonici, come il tetraedro indicato su Marte. Se già vediamo l’icosaedro al lavoro sui pianeti, che hanno un toroide sferico per campo magnetico, allora dovremmo cercare anche il tetraedro, come ci porterebbe a credere il Messaggio di Cydonia?

Ci dovremmo aspettare di trovare un movimento vorticoso a spirale nei punti nodali del campo energetico di forma tetraedrica che esiste dentro la sfera di un pianeta? Questo movimento a vortice ha le stesse qualità di un tornado?

Infatti, Il team di Hoagland ha trovato evidenze chiare di questa configurazione energetica in molti dei corpi nel nostro Sistema Solare. Ecco una lista completa delle anomalie “tetraedriche” sui pianeti dal documento originale “Message of Cydonia” di Hoagland e Torun:

Latitudini planetarie dei fenomeni energetici emergenti

Fonte: NASA e US Geological Survey

Fonte: NASA e US Geological Survey

Da questa tabella, possiamo vedere chiaramente che lo “schema” tetraedrico si trova per gran parte del Sistema Solare. In qualche modo, le energie eteriche sembrano fluire continuamente attraverso questi schemi geometrici, formano vortici spiraleggianti in ogni punto. Sia la Grande Macchia Rossa e la Grande Macchia Scura sono chiaramente vortici che sembrano avere una esistenza perpetua inspiegabile secondo i modelli convenzionali. La Grande Macchia Rossa è stata osservata su Giove per oltre 300 anni senza cambiamenti, apparendo come un vortice gigante di nubi rotanti, abbastanza grande da contenere due volte la Terra e nessuno scienziato convenzionale può spiegare perchè rimane sul posto in modo persistente.

I vulcani visibili su altri pianeti avranno facilmente un’area di magma liquido spiraleggiante sotto di essi, conformandosi al “flusso” dell’energia eterica visibile attorno ai punti del tetraedro.

Un articolo recente su Science News, ci mostra la possibilità dell’esistenza del fenomeno della “Grande Macchia Rossa” al di fuori del Sistema Solare, in questo caso sulla stella gigante Betlegeuse. Molto facilmente future ricerche confermeranno che tali macchie esistono alla latitudine di 19.5°:

LA PRIMA IMMAGINE DIRETTA DELLA SUPERFICIE DI UNA STELLA diversa dal nostro sole è stata riportata da Andrea Dupree del Harvard-Smithsonian. La superficie della stella, Betelgeuse, è stata ripresa indirettamente usando l’interferometria speckle, in cui molte rapide esposizioni vengono unite per creare una immagine composita.

Le immagini di Dupree, create con il Telescopio Spaziale Hubble, confermano i sospetti precedenti per cui la superficie di Betelgeuse esibisse una macchia luminosa gigante. Secondo Dupree, la macchia è più calda di 2000K rispetto alla zona circostante e questo può indicare un nuovo fenomeno fisico al lavoro in alcune atmosfere stellari.

Tornando al nostro Sistema Solare, un altro punto di grande interesse è che la stessa città Marziana chiamata “Cydonia” è localizzata esattamente a 120° Ovest dall’enorme vulcano Monte Olimpo, situato a 19.3° Nord. Ovviamente, dice Hoagland, il vulcano è formato da uno dei nodi del tetraedro. Allora, la longitudine di 120° fuori linea della Città è esattamente un terzo della circonferenza di 360° del globo e quindi è sulla stessa longitudine di un altro dei vertici del tetraedro.

Questo suggerisce ancora che l’energia dal vortice veniva in qualche modo controllata per le tecnologie energetiche nella città. Dopo la compilazione dei dati suddetti, il gruppo di Enterprise Mission realizzò anche che nei cicli di attività del Sole, le macchie solari hanno un picco a circa 19.5° sopra o sotto l’equatore prima di muoversi nuovamente verso l’Equatore; questa sembrava la loro posizione “ideale” quando tutto era bilanciato.

Inoltre, una bizzarra formazione esagonale nelle nubi al Polo Nord di Saturno, sembrava mostrare il vertice del tetraedro, dove l’energia stava fluendo nel toroide sferico. Il perfetto cerchio all’esterno di ogni immagine e le linee scure dritte che si spostano verso il centro, sono altri chiari segni di un “punto nodale” di un vortice:

Anomalie del polo nord di Saturno, che mostrano la forma esagonale e un movimento vorticoso

Anomalie del polo nord di Saturno, che mostrano la forma esagonale e un movimento vorticoso

12.3 EQUILIBRIO GEOMETRICO DI FORZE PER VIBRAZIONE

Se qualcosa avviene davvero tramite la geometria, cosa potrebbe essere? Movimenti di rapida rotazione, cambiamenti gravitazionali, cambiamenti nella materia e curvatura del tempo in questi punti? Perchè la geometria? Le linee dritte non sono solo una invenzione umana che non si vede in natura?

In questo libro suggeriremo che il “punto” della geometria è la vibrazione, in quanto queste geometrie emergono naturalmente in un fluido vibrante. Differenti geometrie significano vibrazioni differenti. La geometria della vibrazione è quello che permette il bilanciamento tra i punti del vortice.

Come abbiamo illustrato nei capitoli precedenti, i “domini del vuoto” visti dal Dr.Dmitriev in molte anomalie hanno una chiara polarità a 180°, quindi li abbiamo chiamati “unità di coscienza polarizzate”. Questa formazione dell’unità di coscienza mostra la forza maggiore ai poli nord e sud e produce grande energia mentre l’etere trova un’apertura per fluire nella nostra realtà.

Questa situazione altamente energetica e dalla gravità polarizzata, non è ideale per i requisiti di un pianeta; non è bilanciata abbastanza. Le trombe d’aria, per esempio, sono molto distruttive e ruotano a velocità tremende.
Per formare con successo un pianeta, queste forze visibili ai poli Nord e Sud, dovrebbero essere distanziate in modo più equilibrato per tutto il globo, in modo che il pianeta possa mantenere la sua struttura e il suo bilanciamento.

Ora, con la nostra conoscenza delle proprietà di un fluido vibrante, possiamo vedere che la Natura ha nuovamente fornito la risposta per noi. Forme come il tetraedro e l’icosaedro portano parte della “pressione” fuori dal flusso attraverso l’asse di rotazione e permettono a queste forze di “distribuirsi” e fluire più morbidamente attraverso il pianeta, come fiumi attorno a tutti i punti dei campi geometrici che si formano nel pianeta.
Cosa più importante, le semplici proprietà della vibrazione ci danno la chiave che rende questo possibile, come vedremo nel capitolo seguente.

12.4 “MODELLO CAMPO-DINAMICO” ATTRAVERSO IL SISTEMA SOLARE

Nel prossimo capitolo descriveremo la situazione completa per mostrare le connessioni vibrazionali tra la luce, il suono e la geometria; comunque nel resto del capitolo, mostreremo altre scoperte ingenue di Richard Pasinchnyk sui processi energetici planetari in una forma organizzata e lineare per confrontarle con le scoperte di Hoagland e colleghi.

Discuteremo l’osservazione di Pasichnyk che indica un “modello Campo-dinamico” visibile nel Sistema Solare, su ogni pianeta. Questo fornisce un altro importante strato di prove per l’idea che ogni pianeta sia una “unità di coscienza” con la sua Griglia geometrica. Non avevamo accesso a questi dati quando abbiamo scritto The Shift of the Ages.

12.4.1 FORMAZIONI AD ANELLO ENERGETICO NELLA CU

Prima di lanciarci nella descrizione di queste connessioni, dobbiamo coprire un altro aspetto del modello di Pasichnyk. Abbiamo visto che quando una unità di coscienza non è totalmente “polarizzata”, i suoi campi entrano attraverso entrambi i poli nord e sud, quindi si diffondono per creare forme come l’icosaedro.

Comunque, l’asse rotazionale rimarrà sempre nel campo come “linea” chiaramente visibile che attraversa la sfera da sopra a sotto. In modo similare, dice Pasichnyk, la formazione ad “anello” che può essere vista attorno ad un pianeta come Saturno, è fromata dalle stesse forze energetiche.

In questo caso, dato che i campi entrano da ogni polo, si scontrano nel centro geometrico esatto della sfera. Questo forma energia e materia che quindi viene strutturata in anelli dai vari campi sferici annidati che abbiamo visto negli esperimenti precedenti. Come l’asse si forma nella polarità nord-sud della sfera, l’anello si forma nella esatta polarità est-ovest. L’asse curva attraverso il centro come linea retta e l’anello attraversa il centro come piano piatto che si estende per 360° formando un cerchio.

Come ha mostrato Walter Russell con gli esperimenti nel suo libro “Atomic Suicide?” che poi ha replicato Peter Kelly, l’anello attorno alla sfera può essere creato in laboratorio, solamente con campi magnetici intersecanti. In questo esperimento, che abbiamo descritto nel Capitolo 10, due elettromagneti a forma di cono vengono posizionati frontalmente tra loro e quando vengono attivati, nel mezzo si forma un campo energetico.

Piccoli trucioli di ferro lasciati cadere in esso, si organizzeranno in una formazione sferica. Questo è causato dal fatto che si produce un’area magnetica a forma di sfera tra i due coni. Quindi, quando i due coni vengono allontanati gradualmente, senza gravità o rotazione, la sfera forma un anello. Dall’esperimento replicabile di Walter Russell, possiamo vedere che l’anello è una conseguenza naturale dell’interazione di campi magnetici conici che entrano nella sfera dai due lati, non un singolo flusso da sopra o sotto come visto nella CU polarizzata.

Questo spiegherebbe perchè le formazioni del “dominio del vuoto” non vengono circondate da un anello in questo modo:

L’anello è l’ovvio punto di bilanciamento geometrico tra i campi che entrano e si intersecano da entrambi i poli della sfera.

Nella CU polarizzata, il flusso energetico entra solo da un polo ed esce dall’altro e non si forma alcun anello.

Con questo nuovo pezzo di dati in mente, possiamo procedere. Benchè molte persone credono che solo Saturno abbia gli anelli, Pasichnyk riassume ricerche recenti mostrando che tutti i pianeti evidenzino qualche forma di anello o almeno di “corrente ad anello” di energia nelle regioni equatoriali.

12.4.2 FENOMENO VARIABILE NEL TEMPO

Dovremmo precisare un altro punto della ricerca di Pasichnyk. Sottolinea frequentemente fenomeni nei pianeti che sono variabili nel tempo, ovvero effetti energetici che cambiano nel corso del tempo. Possiamo pensare che sia vero in base al lavoro del Prof.Shnoll, che ha mostrato come il livello di reazione degli atomi e delle molecole sia direttamente influenzato dai movimenti planetari e celesti come il giorno, il mese lunare, l’anno solare e persino il passaggio “siderale” della Terra attraverso la galassia.

Misurazioni di diversi composti prese allo stesso tempo, mostreranno variazioni quasi identiche, indicando che tutte le strutture molecolari su un dato pianeta vengono influenzate allo stesso modo. Inoltre, nell’ultimo capitolo abbiamo già mostrato che il campo magnetico della Terra, il campo gravitazionale e la velocità di rotazione possono cambiare, per una eclisse solare, con la diminuzione dell’energia solare o per un periodo di massimo solare, che aumenta l’energia disponibile.

Nel nuovo modello possiamo aspettarci che tutti i pianeti mostrino notevoli cambiamenti che variano nel tempo. Non dimentichiamo che la gravità viene in realtà formata dalla spinta e tirata del flusso in entrata e uscita dell’energia eterica. Quindi con Mercurio e gli altri pianeti, inizieremo con alcuni fatti generali e cercheremo di rompere i principali punti di Pasichnyk in cinque categorie, per formare una struttura logica, organizzata e facile da leggere. Queste cinque categorie saranno anomalie magnetiche, fenomeni variabili nel tempo, fenomeni luminosi/energetici, anomalie ionosferiche/atmosferiche e anomalie strutturali/geometriche e ci servirà la sovrapposizione tra le categorie.

12.5 Mercurio ha un raggio di 2.439 km e una massa di 3.30e23 kg. E’ stato visitato solo una volta dall’astronave Mariner 10, che l’ha sorvolato tre volte nel 1974 e nel 75. Solo il 45% della sua superficie è stata mappata a quel tempo.

Curiosamente, nel 1965 si è scoperto che Mercurio ruoterà tre volte in due dei suoi passaggi attorno al Sole, rendendolo l’unico pianeta con una risonanza orbitale/rotazionale diversa da un livello uno a uno. Osservazioni radar più recenti del polo nord di Mercurio hanno mostrato evidenze di acqua ghiacciata in certi crateri, che schermano il ghiaccio dal Sole, altra anomalia piuttosto inattesa.

12.5.1 ANOMALIE MAGNETICHE

  • 1. Campo magnetico simile a quello della Terra. Mercurio ha un campo magnetico debole molto simile a quello della Terra, solo che il suo comportamento e i suoi eventi accadono con maggiore velocità. L’influenza del Sole sul campo magnetico sembra essere responsabile per questa maggior rapidità di comportamento, dato che Mercurio è più vicino al Sole e orbita attorno ad esso più rapidamente. Nella corrente teoria della dinamo, Mercurio non dovrebbe avere un campo magnetico.
  • 2. Anomalie nel centro. Secondo i concetti convenzionali della formazione planetaria, il cuore di Mercurio dovrebbe essersi solidificato o ghiacciato nei primi tempi del suo sviluppo. Questo avrebbe proibito a Mercurio di formare una dinamo magnetica nel modello corrente.
  • 3. Rotazione lenta. Mercurio ruota molto lentamente sul suo asse. Questo è un grosso problema per l’idea che il suo campo magnetico sia alimentato dal modello della dinamo.
  • 4. Campo elettrico forte. Inoltre, la magnetosfera di Mercurio ha un campo elettrico paragonabile a quello della Terra come forza, suggerendo che questo sia correlato con l’energia che prende dalla sua vicinanza al Sole.

 

12.5.2 FENOMENI VARIABILI NEL TEMPO

I fenomeni variabili nel tempo su Mercurio includono:

  • 1. Emissioni radio da Mercurio vengono osservate sparire in certi punti e riapparire. Non abbiamo mezzi per spiegarlo con i modelli correnti.
  • 2. Elettroni e protoni vengono osservati nel fluttuare attorno a Mercurio in intervalli di sei secondi. Questo suggerisce che il nucleo di Mercurio sia una fonte variabile nel tempo con attività nucleare.
  • 3. Le aurore su Mercurio variano nel tempo, benchè nei modelli convenzionali dovrebbero rimanere fisse per la distanza di Mercurio dal Sole.
  • 4. Luminose emissioni di luce ultravioletta ad onde corte sono state osservate apparire e sparire nel corso di pochi giorni sul lato oscuro di Mercurio.

12.5.3 FENOMENI LUMINOSI/ENERGETICI

  • 1. Delle aurore possono essere osservate alle latitudini di 30°, come atteso secondo il campo energetico basato sull’icosaedro.
  • 2. Vaghe formazioni possono essere osservate alle latitudini medie di Mercurio. Questo suggerisce un’atmosfera. Comunque, Mercurio non dovrebbe avere un’atmosfera per la sua vicinanza al Sole.
  • 3. Delle macchie luminose sono state osservate sulla superficie di Mercurio.
  • 4. Degli anelli sono stati osservati attorno a Mercurio, scuri e nebulosi con una tinta porporea.

12.5.4 ANOMALIE IONOSFERICHE/ATMOSFERICHE

  • 1. Delle particelle intrappolate sono contenute nella ionosfera di Mercurio, troppo dense per spiegazioni scientifiche convenzionali. Questo suggerisce che vengono generate da un meccanismo dinamico interno, come ci aspetteremmo nel modello di Pasichnyk.
  • 2. Elio, idrogeno e ossigeno sono contenuti nell’atmosfera di Mercurio. Nei modelli convenzionali non c’è abbastanza forza gravitazionale perchè Mercurio possa trattenere un’atmosfera; il vento solare dovrebbe averla spazzata via.

Pasichnyk suggerisce che Mercurio generi queste particelle dall’interno, tramite la fusione dell’idrogeno e che sia dovuto a quello che avviene nel nucleo del pianeta. I campi magnetici, per come li vediamo nel nostro modello, sono quelli che evitano il disperdersi dell’atmosfera.

12.5.5 ANOMALIE STRUTTURALI/GEOMETRICHE

  • 1. Densità. Mercurio è grande solo un decimo rispetto a Venere e la Terra, ma è estremamente denso all’interno. Questa densità è tale che i modelli convenzionali per la formazione planetaria, sia quello della condensazione di polveri e gas che quello dell’aggregazione di meteore e planetesimi, non hanno modi per spiegarla. Più avanti in questo libro vedremo una nuova spiegazione.
  • 2. Tettonica. La maggioranza dei movimenti tettonici di Mercurio mostra che sono allineati con i poli, l’equatore e le latitudini medie, come atteso secondo il Modello Campo-Dinamico basato sull’icosaedro.
  • 3. Aurore polari. Sono state osservate delle aurore sui poli di Mercurio, che non dovrebbero essere possibili nei modelli convenzionali. Ricordiamo che queste ci mostrano dove le energie fluiscono nel cuore luminoso del pianeta.
  • 4. Ghiaccio polare. Come abbiamo affermato sopra, il ghiaccio è stato visto sul polo nord di Mercurio, mostrando ancora che vi avvengono fenomeni anomali, dato il calore innato di Mercurio. Mercurio non è un pianeta “fuso” sulla superficie come alcuni hanno lasciato credere, ma è certamente abbastanza caldo perchè questa sia una anomalia. Da dove arriverebbe il vapore?

Traduzione a cura di Richard
divinecosmos.com

David Wilcock – La Scienza dell’Uno – cap. 12 prima parte ultima modifica: 2009-06-03T22:00:00+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)