Decifrato il disco di Nebra

Il Giornale Online
Un gruppo di scienziati tedeschi ha decifrato il significato di uno dei più spettacolari ritrovamenti archeologici degli ultimi anni. Il misterioso disco celeste di Nebra (HERA 52, pag. 64), trovato non lontano dal sito di Goseck (foto a destra), veniva usato come un avanzato orologio astronomico. Lo scopo di questo oggetto di 3.600 anni fa, che ha suscitato l’interesse mondiale quando è stato portato all’attenzione del pubblico tedesco nel 2002, non è più materia di ricerca.

Un gruppo di studiosi tedeschi che si è occupato di questa gemma archeologica ha scoperto indizi che sembrano suggerire che il disco veniva usato come un complesso orologio astronomico per l’armonizzazione dei calendari solare e lunare. «Questo è un bel passo avanti rispetto a quello che sapevamo sul significato e la funzione del disco celeste», ha dichiarato l’archeologo Harald Meller. Diversamente dal calendario solare, che indica la posizione della Terra mentre ruota intorno al Sole, il calendario lunare si basa sulle fasi della Luna. Un anno lunare è più breve di quello solare di 11 giorni perché 12 mesi sinodici, ossia 12 ritorni alla fase di luna nuova, richiedono solamente 354 giorni.

Il disco celeste di Nebra veniva usato per determinare se e quando un tredicesimo mese – il cosiddetto mese intercalare – doveva essere aggiunto all’anno lunare per mantenerlo in sincronia con le stagioni. «Il funzionamento di questo orologio probabilmente era conosciuto a un piccolo gruppo di persone», ha affermato Meller. Il disco di bronzo di 32 cm di diametro con applicazioni in foglia d’oro che rappresentano il Sole, la Luna e le stelle è la più antica rappresentazione del cosmo sinora conosciuta.

Fonte: Deutsche Welle, heraedizioni.com

Decifrato il disco di Nebra ultima modifica: 2007-12-13T12:32:28+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)