il lobo temporale destro e le strutture associate del lobo limbico come interfaccia biologico con un universo interconnesso

Il Giornale Online
È un articolo del 1998 di Melvin Morse. Il lobo temporale destro profondo e le strutture associate del lobo limbico sono chiaramente connessi alle esperienze religiose umane di ogni tipo, comprese le conversioni e le NDE. Il fatto che le esperienze religiose siano fondate sul funzionamento del cervello non ne diminuisce o ne svalorizza il loro significato spirituale. In realtà, la scoperta di un substrato neurologico per l'esperienza religiosa può essere utilizzata come prova oggettiva della realtà di tali esperienze. L'autore ipotizza che il lobo temporale destro permetta agli esseri umani di interagire con una realtà “non locale” al di fuori dello spazio e del tempo. L'esperienza clinica di accedere a tale realtà è una componente importante nell'esperienza religiosa. La teoria della fisica quantistica, secondo l'autore, ha valore in quanto offre una spiegazione teorica per molti ben documentati fenomeni che si verificano correntemente al di fuori del corrente modello scientifico teorico. L'autore ne esamina le implicazioni per una migliore comprensione di due tipi di esperienze, la visione a distanza e le guarigioni del corpo causate dalla mente.

Una delle difficoltà nell'accettazione del fatto che la mente possa guarire il corpo come modello terapeutico risiede nel fatto che non disponiamo di nessuna coerente teoria su come questo fenomeno possa accadere. Se si accetta l'esistenza di una realtà non-locale come evidenziato da alcuni esperimenti, le forme morfiche ipotizzate da Rupert Sheldrake potrebbero esistere all'interno di tale realtà non locale. L'autore ipotizza che il lobo temporale destro sia il veicolo biologico della risonanza morfica, spiegando come gli stati meditativi e dissociativi possano avere come effetto correzioni nel DNA corporeo. Questa teoria ha come potenziale conseguenza una serie di studi scientifici in grado di far progredire la nostra comprensione della coscienza umana e dei talenti paranormali. L'autore ritiene che, anche qualora le sue ipotesi si dimostrassero infondate, l'investigazione del processo di guarigione mente-corpo ne migliorerebbe la comprensione.

Ogni umana esperienza si basa sul cervello. Questo include il ragionamento scientifico, la deduzione matematica, il giudizio morale, il talento atletico e le intuizioni e percezioni spirituali. La comprensione delle basi neurologiche relative agli incontri con le realtà spirituali implica una nuova ipotesi che può essere sperimentalmente testata (Saver 1997). Le esperienze spirituali come le premonizioni di morte o le NDE spesso implicano la precognizione di eventi futuri o la visione remota, che rende tali esperienze incomprensibili in base agli attuali modelli della medicina. A tutt'oggi non esiste nessuna coerente teoria che spieghi come la precognizione o la visione remota possano funzionare dal punto di vista della biologia del cervello. Questa carenza di un modello teoretico scientifico che consentisse l'interazione con un universo interconnesso ha portato ad un dibattito centenario tra gli “scettici” ed i “credenti” che non ha fatto avanzare di un solo passo la nostra comprensione della coscienza umana. Questo è un dibattito di natura preminentemente filosofica tra atei e credenti, ed ha dominato ogni settore del paranormale e della ricerca sulle NDE, camuffandosi spesso sotto una terminologia scientifica (Hansen 1992). Il dibattito in sé, tanto dal punto di vista degli scettici quanto da quello dei credenti, rientra in quella che Carl Sagan ha definito pseudoscienza, dato che comprende pochi dati scientificamente generati e molti richiami a varie autorità ed esperti (Sagan 1996).

Il lobo temporale destro mediano, l'ippocampo, e le associate strutture del lobo limbico costituiscono il substrato biologico delle OBE e delle esperienze religiose. La prova di ciò è rappresentata dagli studi sulle patologie del lobo temporale, dagli studi sulla stimolazione elettrica diretta, dagli studi sul lobo temporale negli epilettici, dagli studi sperimentali sulle NDE e dagli studi clinici comparativi sulle esperienze indotte dalla ketamina e dall'LSD e l'azione dei neurotrasmettitori associati all'interno del cervello umano. I primi casi studiati dimostrarono che i tumori nelle regioni temporali erano spesso associati ad allucinazioni visive. Queste allucinazioni includevano visioni che andavano da “una strana donna maligna e vestita” a “scene e miraggi dipinti”, fino a lampi di luce ed oggetti luminosi (Henschen 1925, Jackson 1889-90). Per esempio, un referto cita il caso di un ragazzo con un glioma cistico nel lobo temporale destro che aveva una vivida visione tridimensionale di un uomo vestito di bianco (Cushing 1921). Kennedy fu uno dei primi a riconoscere l'origine dal lobo temporale destro di allucinazioni vivacemente realistiche di natura audiovisiva, localizzate fuori dal corpo (Kennedy 1911).

Molti dei casi riportati riguardavano pazienti che vedevano apparizioni prima della morte. Questo è un fenomeno clinico ben documentato riscontrato nei pazienti morenti (Barrett 1990, Ossis 1977). Studi sulla stimolazione elettrica diretta delle strutture profonde del lobo temporale hanno ampliato la nostra comprensione del funzionamento di quest'area, dato che hanno provocato percezioni di stati fuori dal corpo così come la visione dei “ricordi”, ed altri elementi propri delle NDE (Moody). Per esempio, nella serie di esperimenti di Penfield un paziente affermò: “Oh cielo, sto lasciando il mio corpo”, ed un altro paziente così si espresse: “Sono mezzo dentro e mezzo fuori”. Se stimolati in aree adiacenti al lobo temporale, i pazienti affermarono di udire musiche celestiali, di vedere vivide allucinazioni di persone, e di ricordare memorie del passato così vivide da apparire come reali quadri tridimensionali davanti a loro (Penfield 1950, 1955). Uno studio più recente descrive un paziente che riferì la sensazione di trovarsi a gran distanza dal proprio corpo a seguito della stimolazione della struttura mesolimbica temporale destra (Gloor). Persinger ha sviluppato un metodo di deboli stimolazioni elettriche del lobo temporale destro senza interventi di tipo neurochirurgico, che ha utilizzato per condurre esperienze sugli studenti universitari. Riporta che è come se avessero “esperienza di Dio” (Persinger 1987).
Pazienti che soffrono di epilessia del lobo temporale descrivono crisi che comprendono elementi di natura religiosa, comprese drammatiche trasformazioni come quelle che seguono alcune NDE (Morse 1992). Io ho descritto il caso di una ragazza di 12 anni che descrisse la sua uscita dal corpo fisico ed il suo viaggio attraverso un tunnel fino ad un posto che lei sentiva come il paradiso, non in punto di morte, ma in occasione di investigazioni mediante elettroencefalogramma di epilessia temporale destra (Morse 1994). In una serie di casi, l'88% dei pazienti che si osservavano da un punto di vista fuori dal corpo, o che vedevano il proprio corpo come un oggetto esteriorizzato nello spazio avevano un focolaio di crisi nel lobo temporale (Devinsky 1989). Molte delle esperienze di epilessie del lobo temporale includono fenomeni di deja vu, jamais vu, rievocazioni di ricordi e allucinazioni auditive e visive (Palmini 1992, So 1993). Sentimenti di estasi religiosa (Williams 1956) e di doppia coscienza, cioè di esperienza simultanea della propria coscienza ordinaria e nella percezione di un'altra realtà, sono ancora una volta legati all'epilessia del lobo temporale destro (Mendez 1996). Vengono inoltre descritti casi di conversione religiosa (Dewhurst 1970). Infine Morgan (1990) stabilisce una diretta correlazione tra le estasi religiose descritte nelle opere di Dostojevsky e le crisi provocate da un astrocitoma al lobo temporale destro. Quest'ultimo provoca sensazioni di distacco, ineffabile felicità, visualizzazione di una luce brillante riconosciuta come la fonte di ogni conoscenza, e la vista di “Gesù Cristo”.

Alcune affinità tra i resoconti pubblicati di NDE e gli stati allucinatori indotti dall'LSD e dalla ketamina offrono un ulteriore supporto a questa teoria. Abbiamo applicato la scala di convalida delle NDE di Greyson a resoconti pubblicati di esperienze di LSD, ed abbiamo riscontrato punteggi che convalidavano tali esperienze come NDE. Abbiamo sviluppato un modello di NDE basato sui meccanismi della serotonina localizzati nel lobo temporale destro (Morse 1989). Jansen ha proposto un modello basato sulle affinità tra le esperienze indotte dalla ketamina e le NDE. Il suo modello teorizza un beneficio neuroprotettivo nell'esperienza dovuto al fatto che il neurotrasmettitore finale L–glutammato può avere sia un effetto neuroprotettivo che quello di una endopsicosina. Questo modello offre una ragione evolutiva per lo sviluppo delle esperienze, in quanto potrebbero proteggere il cervello nei confronti dell'ipossia e nello stesso tempo offrire un senso di espansione della consapevolezza e di distacco utili in situazioni di pericolo di vita (Jansen K 1996). La ketamina agisce anche nei lobi mediotemporali e nelle associate strutture del lobo limbico (Morse 1989).

Negli studi precedentemente citati, praticamente tutti gli autori descrivono le esperienze del lobo temporale destro come allucinazioni. Dorland definisce allucinazione una percezione sensoriale non basata sulla realtà oggettiva. Tuttavia coloro che descrivono le proprie NDE, così come le visioni indotte dalla ketamina, affermano che si tratta di esperienze reali, che includono la percezione di un Dio reale (Morse 1990, Jansen, comunicazione personale). Inoltre risulta chiaro alla luce delle prove cliniche e sperimentali che le NDE sono di fatto esperienze in punto di morte e non la conseguenza artificiosa degli sforzi di rianimazione, dell'ipossia, del trattamento con droghe come la morfina o dell'ipercapnia (Morse 1986 e 1991, Whinnery 1990). Adesso disponiamo di un metodo sperimentale per indurre le NDE, la centrifuga ad alta velocità usata per studiare l'effetto dell'incremento di gravità sui piloti militari. Essi hanno stati di sogno simili alle NDE, nel momento in cui il flusso sanguigno teoricamente si arresta nei lobi temporali (Whinnery, comunicazione personale del 1997).

C'è ragione di credere che vi siano altre realtà da percepire. Il fisico matematico Paul Davies evidenzia come vi siano tre generazioni di leptoni e di quark, i mattoni fondamentali di cui è costituito l'universo. L'elettrone ha il corrispondente muone e tauone, e ci sono i corrispondenti quark con differente spin, per un totale di 12 entità fondamentali costituenti la materia. La nostra realtà è basata sull'elettrone e sui due tipi di quark up and down, e le restanti particelle durano solo per una frazione di secondo in quest'universo. È dunque ragionevole ipotizzare che vi siano altre realtà fondate sui muoni e sui tauoni combinati con quark di diversa qualità (Davis 1992). Il biologo molecolare De Duve conclude che lo sviluppo della vita cosciente risponde ad un imperativo cosmico (De Duve 1995). È ragionevole speculare sul fatto che tale imperativo cosmico possa esistere anche in altri universi. Questo offre una possibile soluzione al problema clinico corrente per il quale persone sane e non psicotiche percepiscono altre realtà ed altri esseri durante stati alterati di coscienza (Hufford 1982).

Sono stati scritti molti libri da parte di matematici e fisici teorici per discutere queste questioni, a partire da Wolfgang Pauli che collaborò con Jung nell'elaborazione del concetto di inconscio collettivo (Schrodinger 1944, Zukav 1979, Capra 1976, Tiller 1997, Gleick 1987 Peat 1987 Bohm 1987, Wheeler 1979). Tutti questi libri enfatizzano il fatto che la fisica teorica contiene il concetto di una realtà non locale, intendendo dire che gli eventi possono essere indipendentemente correlati anche in assenza di forze di connessione. Il tempo e lo spazio non sono costanti immutabili nella realtà subatomica. Paul Davies così conclude il suo libro The Mind of God: “Abbiamo rivelato il codice cosmico. Noi, polvere di stelle animata, siamo riusciti a gettare uno sguardo sulle regole in base alle quali l'universo funziona. Il modo in cui siamo stati connessi a questa dimensione cosmica resta un mistero, e tuttavia la connessione non può essere negata”. Michio in modo analogo commenta che non è troppo difficile formulare i principi matematici che stanno alla base delle 10 dimensioni. “Quel che è davvero difficile è comprendere come possiamo comunicare ed interagire con essi”.

Vi sono tre modi di comprendere come il cervello umano possa avere interazioni non locali con altre realtà. Gli esseri umani possono avere 1) interazioni non locali con altri mondi, oppure 2) avere interazioni non locali nel mondo fenomenico mediate da un più elevato modello dimensionale di realtà (10 o 11 dimensioni) del quale il nostro mondo rappresenta una riduzione dimensionale. Il problema di questi due modelli è che il primo prevede meccanismi di interazione sconosciuti ed attualmente non testabili, ed il secondo richiede sorgenti di energia che sembrano andar oltre le capacità del cervello umano (comunicazione personale di Chris Clarke). Io propongo un terzo modello ipotizzando che il lobo temporale destro permetta interazioni non locali dovute all'indeterminazione quantistica all'interno della nostra realtà ordinaria. Che tali interazioni siano possibili è documentato dagli esperimenti di Aspect. Tippler (1994) ha proposto un punto omega al di fuori dello spazio e del tempo all'interno dello spazio-tempo convenzionale a 4 dimensioni che potrebbe spiegare tali interazioni. Egli descrive in dettaglio una serie di esperimenti che potrebbero confermarne o invalidarne l'esistenza.

Le NDE e le esperienze allucinatorie in generale potrebbero rappresentare semplicemente la descrizione clinica dell'accesso da parte del lobo temporale destro all'informazione proveniente da una realtà non locale priva di spazio e di tempo. Queste visioni spesso contengono elementi precognitivi come quelli documentati nei casi di genitori i cui figli sono morti di sindrome mortale infantile repentina (Hennsley 1993). Se vi fosse una realtà indipendente dal tempo, allora la precognizione potrebbe essere teoricamente possibile. Se noi potessimo accedere ad una realtà non locale, allora le abilità “paranormali” potrebbero essere studiate in quanto basate sulle normali funzioni del lobo temporale destro. Per esempio, la visione a distanza è ben documentata in laboratorio e si dimostra indipendente dallo spazio e dal tempo (Dunne 1987, Utts 1996). Se noi fossimo in grado di accedere ad una realtà non locale, la visione remota sarebbe non solo possibile, ma prevedibile come indipendente dallo spazio e dal tempo.

Sheldrake ha già proposto un modello di forme morfiche: si tratta di pattern di energia esistenti in natura che corrispondono ai corpi fisici, ai ricordi, ed ai comportamenti degli organismi viventi. Io vorrei aggiungere a questo modello l'ipotesi speculativa che il lobo temporale destro sia il mediatore della risonanza morfica, la sede dell'interazione tra il nostro cervello e le forme morfiche. Becker ha presentato le prove che la risonanza biologica, l'assorbimento e perfino il trasferimento di energia hanno luogo nell'ambito specifico della frequenza in cui il protone dell'atomo di idrogeno è interessato dalla risonanza magnetica nucleare. Ha dimostrato che i praticanti del Qi-gong possono influenzare lo spettro della risonanza magnetica nucleare di certe sostanze. Anche lui perviene intuitivamente all'idea che i guaritori possono accedere alle forme morfiche nella realtà non locale e possono utilizzare quell'interazione per correggere i difetti nello stampo dell'energia corporea.

La risposta di molte malattie all'interazione mente-corpo, come il cancro e le patologie di autoimmunità, può essere compresa come reazione correttiva del DNA attraverso la risonanza morfica, mediata dal lobo temporale destro. Kelleher (1998) ha descritto un modello in base al quale gli eventi spirituali possono produrre cambiamenti nel DNA come evidenziato dall'attività di trasposizione, sebbene egli non menzioni il lobo temporale destro. Guarigioni di rilevi nei malati di cancro sono state collegate in modo aneddotico ad eventi dissociativi ed NDE (Hirshberg 1995). Benson afferma che i suoi studi sui maestri dello yoga indicano “che c'è una sorgente di energia nel corpo umano diversa da quella di cui siamo normalmente coscienti”. Di nuovo, prove circostanziate associano la meditazione con l'attività del lobo temporale destro. Benson ritiene che un elemento comune nella meditazione è il tentativo di trovare uno stato di coscienza senza tempo, e suggerisce che i pazienti usino lo stesso tipo di immagini percepite nelle visioni spirituali (Benson 1992). Spesso le esperienze dissociative originate dal lobo temporale destro sono prodotti derivati dalla meditazione. Vi sono alcune prove che indicano un legame tra eventi paranormali e funzioni del lobo temporale destro. Episodi di deja vu e di premonizione sono stati documentati come effetto di stimolazioni del lobo temporale (Mullan 1959).

I medium professionisti spesso presentano andamenti anomali degli EEG del lobo temporale (Nelson 1970). Diversi autori hanno anche riscontrato un incremento delle esperienze paranormali soggettive in quei soggetti che mostravano una labilità del lobo temporale, vale a dire che presentavano un certo numero di sintomi minori associati all'epilessia del lobo temporale, pur senza aver mai avuto un attacco epilettico (Persinger 1993, Neppe 1981, Makarec 1990). Esperienze anomale di ogni genere sono state localizzate da Neppe nei lobi temporali. Targ e Katra (1998) hanno già evidenziato somiglianze tra la guarigione mente-corpo, la visione remota, e forme di interazione con un universo non locale. Sia i soggetti che avevano visioni a distanza sia i guaritori spirituali riportano esperienze dissociative come evento scatenante delle loro abilità (Targ e Katra, McMoneagle 1993).

Si potrebbero eseguire alcuni esperimenti atti a convalidare o confutare le mie ipotesi. L'attività di trasposizione del DNA può essere misurata, e le alterazioni dovute ad eventi spirituali o NDE possono essere documentate. È anche possibile che le esperienze spirituali possa no causare alterazioni misurabili del sistema immunitario, simili a quelle descritte negli studi sui profili della personalità (Ader 1991). Se potrà essere identificato un marcatore biologico per gli eventi dissociativi, allora la presenza o l'assenza di quel marcatore potrà essere valutata in una serie di situazioni che comprendono le guarigioni spirituali, gli studi sulla visione a distanza e le esperienze spirituali indotte mediante stimolazione elettrica. Hameroff ha proposto che i microtubuli proteici all'interno delle cellule del sistema nervoso possano mediare le interazioni energetiche tra il cervello e la realtà non locale. La presenza di questi microtubuli potrebbe essere investigata all'interno del lobo temporale destro. La presenza o l'assenza di tali proteine potrebbe anche essere correlata alle situazioni cliniche precedentemente menzionate.

Si potrebbero condurre studi clinici sulle abilità paranormali come la visione a distanza a seguito di stimolazione del lobo temporale destro. Vi sono alcune prove sul fatto che l'attività del campo elettromagnetico possa alterare le abilità paranormali (Haraldsson 1987). Studi di questo genere possono anche essere applicati al Qi-gong ed alle guarigioni spirituali. Questo nuovo modello di universo interattivo mediato dal lobo temporale destro spiega più dati rispetto ai modelli precedenti. Comprende aree specifiche che possono essere provate o confutate mediante esperimenti riproducibili. Avanzo l'ipotesi che anche se il modello proposto alla fine non riuscirà a superare la prova del tempo, una nuova comprensione della coscienza umana emergerà da queste indagini.

Fonte: http://www.neardeath.it/aaa/f4-morse.htm
Vedi: http://www.neuroquantology.com/index.php/journal/article/view/646#.UWWN7aIqSuo

il lobo temporale destro e le strutture associate del lobo limbico come interfaccia biologico con un universo interconnesso ultima modifica: 2013-04-10T16:07:26+00:00 da Richard
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Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)