Il mondo che ci attende – La mia Prefazione a “The Catchers of Heaven: Una Trilogia” di Michael Wolf

Michael Wolf

Michael Wolf

Questa è la mia Prefazione al cult book di Michael Wolf appena uscito in Italia. A seguire, tutte le informazioni per reperirlo in libreria e per ordinarlo on line. Buona lettura! – Maurizio Baiata

IL MONDO CHE CI ATTENDE

Ogni parola era una stilettata, il dolore lacerante di sapere che la separazione sarebbe presto arrivata. E così fu. Poche settimane prima della sua morte, l’ultima volta che lo chiamai, scandiva il suo amore per tutto ciò che nella vita ci circonda e permea, con la sua voce calda e profonda in una slow motion che ti entrava nell’anima e che ho sempre nella testa. Un addio di incredibile intensità emozionale, considerando che tutti i nostri contatti erano sempre avvenuti telefonicamente e non avevamo mai avuto l’occasione di incontrarci di persona. Disse che l’amore trascendeva lo spazio e il tempo e la morte non esisteva e saremmo stati uniti per sempre. Che ci saremmo ritrovati, che alla dissoluzione del corpo non dava alcuna importanza, che era solo un passaggio e non una fine. Diceva che la nostra vita di esseri umani è eterna e che aveva iniziato da tempo il suo viaggio di ritorno a casa e che doveva solo raccogliere le ultime cose, gli ultimi pensieri ed era ormai arrivata l’ora di partire.

La voce di Michael, una timbrica inconfondibile modulata su una frequenza captata in trans comunicazione. Come si sa, le voci dei cari che ci hanno lasciato nel tempo possono affievolirsi, mai svanendo del tutto e, a volte, ritornano chiare e nette in risonanza interiore. Le voci, restano. Con Michael Wolf però è diverso. La sua presenza è molto tangibile. Sembra quasi una sentinella piazzata sul limite di quel confine superato il quale dall’altra parte c’è l’Assoluto, il Divino. E Michael è lì. Non è un dio, non è un angelo, non è un avatar, neppure un profeta in possesso delle chiavi dell’altro mondo. È un “guardiano”. Lui “guarda” verso di te e tu segui il suo sguardo, si gira impercettibilmente e lentamente nella direzione di quell’infinito ignoto e dentro senti che ti sta indicando una direzione. Invariabilmente, la direzione verso cui punta è un deserto i cui granelli di sabbia sono un manto di stelle.

Tenute insieme dal filo del telefono, distanti migliaia di chilometri, le nostre vite erano andate in parallelo, senza mai incontrarsi. Michael dalla sua abitazione ad Hartford, in Connecticut, era in un involucro fisico ormai troppo fragile, ma la mente era sempre lucida nonostante le massicce dosi di farmaci che assumeva quotidianamente per lenire il dolore, insieme alle “cure speciali” di personale medico dell’intelligence che lo seguiva.

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1978: laboratorio di Michael Wolf con la seconda configurazione della sua computer station. Didascalia di suo pugno. (Foto Archivio: Maurizio Baiata )

Quando gli era stato diagnosticato il tumore al pancreas, in lui si era fatta largo l’idea di raccontarsi non in un’autobiografia con date, nomi e luoghi precisati e identificabili, bensì in un libro di narrativa, i cui contenuti potessero essere approvati dai suoi “capi”. Iniziò quindi a raccogliere ricordi, appunti e brani tratti dal diario del figlio Daniel, morto poco più che adolescente alcuni anni prima. Lo immagino, nei lunghi momenti di stacco dall’attività di spionaggio psichico che effettuava per conto della National Security Agency, nel riordino di documenti, fascicoli, testi di conferenze, ritagli di giornali, trattati di fisica, frasi non sue scritte su foglietti sgualciti, in cerca di un nesso logico per dare vita a quello che aveva concepito come una “trilogia” letteraria. O forse no, quel dottor Wolf che si sapeva al crepuscolo della sua esistenza terrena non aveva la logica come amica al suo fianco. Quale logica umana può esserci a chi sa per certo di non essere di questo pianeta? Non è per molti di noi il sentire di venire da Altrove e a quell’Altrove essere destinati?

Michael in casa aveva due apparecchi telefonici fissi, niente cellulare. Uno era solo ricevente, una sorta di “linea rossa” collegata – sembra – con qualcuno che dall’altra parte gli diceva cosa fare, come assolvere al ruolo di “spia psichica” grazie alla facoltà di “remote viewing”, la visualizzazione a distanza di cose, luoghi e persone. Diversi anni dopo la sua morte, una sera, mi telefona l’amica Giovanna Podda dalla Sardegna, che mi dice di avere ricevuto, mediante canalizzazione, un messaggio di Wolf a me indirizzato. Il contenuto mi lascia allibito. Michael mi raccomanda di avere sempre grande cura di quel piccolo oggetto metallico che si trova racchiuso in una scatoletta di plastica che conservo nel cassetto della mia scrivania. Si tratta di uno dei tre frammenti di presunto UFO che Wolf diede ai nostri ricercatori. Di dove e come custodissi tale reperto non avevo mai fatto parola a nessuno.

La sola spiegazione, che mi sono dato, è che Michael Wolf può connettersi con alcuni individui dotati di ESP e raggiungere il suo interlocutore mediante la “Transcomunicazione”. Fantascienza?

 

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Frammento di presunto UFO consegnato da M. Wolf a P. Harris e Adriano Forgione e analizzato in Italia da C. Malanga e L. Pederzoli.

Tornando alla cruda realtà, il 15 Marzo del 2000, Bobbi Ferguson, sua assistente e infermiera, aveva richiesto a chi era in contatto con lui via posta elettronica di non scrivere più. Michael aveva avuto un collasso a causa di complicazioni coronariche. Il suo cuore iniziava a cedere. Nei mesi successivi le nostre comunicazioni telefoniche cominciarono a diradarsi. Il 16 Settembre dello stesso anno, a 58 anni, Michael Wolf lasciava questo pianeta. Degli ex appartenenti a strutture militari e dei servizi di intelligence che abbiano rivelato di essere stati coinvolti nella questione UFO e Alieni, il dottor Michael Wolf Kruvant resta il più enigmatico. Un inestricabile rompicapo per chiunque abbia cercato ripercorrerne la vita e verificarne la carriera militare e accademica, visto che ne esistono solo fumosi riscontri, come da prassi nel mondo di ombre e nebbie dell’Intelligence.

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Riconoscimenti e titoli accademici del dottor Michael Wolf Kruvant, nella sua abitazione di Hartford (Connecticut). (Foto: Paola Harris)

Il suo nome serpeggiava, ed era entrato nel mito, il più controverso nella storia degli ultimi due decenni di una materia ammantata di mistero e irta di pericoli come era stata la vita di Wolf. Il mondo ufologico internazionale si accorse di lui, giocoforza. La sua storia si era diffusa come uno strano rumore di fondo. Wolf aveva “parlato” a modo suo, attraverso le pagine di un libro altamente sibillino, una lettura difficile da affrontare a causa del linguaggio, poeticamente astruso, obliquo e paradossale in ogni riga.

Il libro, pubblicato negli USA nel 1996 per la Dorrance Publishing con copyright della Daniel Wolf Memorial Foundation, associazione benefica intitolata al figlio di Michael, ebbe circolazione limitata, non ne vennero fatte altre edizioni e trovarne una copia è impresa ardua e a costi mirabolanti.

La prima edizione italiana di “The Catchers of Heaven” uscì nelle edicole con il titolo “Afferrando il Cielo” (Futuro Edizioni, allegato al mensile UFO Network, Gennaio 2000), che a Wolf non piacque perché il verbo “afferrare” alludeva a qualcosa di negativo. Stando a quanto l’autore confidò a Paola Harris, il suo titolo traeva spunto dal “The Catcher in the Rye” di J.D. Salinger, che in Italia divenne “Il Giovane Holden”, data l’impossibilità di tradurlo alla lettera.

Va altresì detto che tutto il testo di quell’edizione che in copertina recava la dicitura “a cura di Maurizio Baiata” ben poco corrispondeva all’originale. Per rispettare i tempi dell’edicola, la fretta fu cattiva consigliera e il libro andò in stampa con un editing molto approssimato e lontano sia dalla prosa “wolfiana”, sia dalla nostra. Non riuscimmo a rendere ciò che era nelle intenzioni di Wolf. Ma tant’è. “The Catchers of Heaven” non è stato mai pubblicato in altra lingua, tranne la nostra.

Chi sia in possesso di una copia di “Afferrando il Cielo” si stupirà nel rilevare le stridenti differenze nel linguaggio, nella terminologia, nel contenuto, nei significati e nell’interpretazione di “The Catchers of Heaven – A Trilogy” nel nuovo “I Guardiani del Cielo – Una Trilogia”. La capillare revisione del testo ha riguardato tutta l’opera, a partire dal recupero di alcuni brani omessi in “Afferrando il cielo”. Fra le nuove lavorazioni e gli aggiornamenti, il reintegro dell’introduzione scritta dall’autore contenente: preziose informazioni inedite, la “guida lessicale” rivista e corretta, che consente di accedere ai significati di molti termini – il più possibile vicini all’originale – travisati nella prima edizione; e le nuove note, incluse sia a pié di pagina, sia nel testo.

Wolf aveva quasi ultimato la stesura in bozza del suo secondo libro, dei cui contenuti non poté darci alcuna anticipazione. Dopo la sua morte, il piccolo appartamento di Hartford era stato accuratamente “bonificato” e, come tutto il resto, anche di questo manoscritto non vi era più traccia. Tredici anni dopo, qui troverete il primo mondo di Michael Wolf Kruvant, un mondo costituito da tre portanti fondamentali: quella dell’uomo e scienziato, quella dell’insider governativo al corrente dei segreti più impenetrabili, quella dell’ibrido umano-alieno. Il suo secondo mondo ci attende.

Maurizio Baiata

THE CATCHERS OF HEAVEN – I GUARDIANI DEL CIELO

Il cult book di Michael Wolf “The Catchers of Heaven – I Guardiani del Cielo: Una Trilogia” edito da Verdechiaro, è appena uscito nelle migliori librerie italiane. Lo potete trovare da Feltrinelli e Mondadori. Potete comunque ordinarlo al vostro libraio di fiducia e al sito della casa editrice Verdechiaro

Il mondo che ci attende – La mia Prefazione a “The Catchers of Heaven: Una Trilogia” di Michael Wolf ultima modifica: 2014-03-11T07:48:08+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)