La conoscenza diventa bene comune


( [link=http://www.opte.org/]The Opte Project[/link] )

di Maddalena Vario

Con l’Open Access cadono le barriere del sapere scientifico e la ricerca si condivide in rete.

Figlio della rete, il movimento dell’accesso aperto è già una realtà che si sta affermando giorno dopo giorno. Stiamo parlando di accesso senza barriere alla letteratura scientifica e ai risultati della ricerca, di conoscenza che circola liberamente, fluidamente e quindi stiamo parlando di crescita, di progresso scientifico, di più opportunità per la scienza.

Quello che sta succedendo è che stanno cadendo lentamente i modelli consolidati della comunicazione scientifica e se ne stanno affermando altri, con vantaggi evidenti per la ricerca e per la società. Come sottolineato dalla Commissione Europea, assisteremo gradualmente ad un miglioramento della comunicazione tra le discipline scientifiche e si apriranno nuove opportunità di collaborazione tra ricercatori di scienze diverse, avremo medici, pazienti e famiglie più aggiornati sui risultati della ricerca nell’ambito di malattie rare e non solo, anche i cittadini come “ricercatori amatoriali” potranno apportare il loro contributo alla ricerca; per molti la conoscenza potrà essere un’opportunità preziosa per creare impresa e valore aggiunto e tutti potranno esercitare il proprio diritto alla conoscenza prodotta con i fondi pubblici. Si tratta insomma di una vera e propria rivoluzione, culturale e sociale, che scardinerà vecchi privilegi e costringerà a ripensare alcuni ruoli. Per saperne di più abbiamo intervistato Paola Gargiulo, responsabile per il CASPUR dei progetti Open Access.

Colloquio con Paola Gargiulo – CASPUR – Responsabile per le Risorse Informative Elettroniche e per i progetti Open Access
paola.gargiulo AT caspur.it

Movimento per la pubblicazione ad accesso aperto. Cos’è e a cosa serve?

Open Access (Accesso Aperto) significa accesso libero e senza barriere alla letteratura scientifica, quella per cui gli autori non ricevono compenso economico. Si tratta di un insieme di strategie che hanno l’obiettivo di sfruttare al massimo le potenzialità offerte dalla rete: gli articoli vengono infatti gratuitamente resi accessibili senza le restrizioni e le barriere previste dalle licenze tradizionali e il sapere circola più liberamente e velocemente.

Un cambiamento forte a livello concettuale. La crisi dei periodici ha contribuito ad accelerare questo processo?

Sicuramente. Gli editori commerciali da anni producono e distribuiscono le riviste scientifiche peer reviewed a costi crescenti, sempre meno sostenibili dalle biblioteche (da qui la cosiddetta crisi dei periodici, da alcuni definita più correttamente crisi delle biblioteche), permettendo l’accesso al testo completo dell’articolo solo dietro pagamento. Tuttavia questo cambiamento è stato reso possibile anche perché dagli anni novanta gli sviluppi delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione permettono di far circolare i risultati delle ricerche accademico-scientifiche (intendo quelli pubblicati su riviste sottoposte alla cosiddetta peer review ovvero selezione effettuata da esperti pari della disciplina in modo molto più rapido rispetto al tradizionale mondo Bidelle riviste solo cartacee e di aumentarne la visibilità e l’impatto. La massima circolazione dell’informazione è fondamentale per tutte le discipline e per il progresso scientifico e culturale e l’obiettivo del movimento è appunto ampliare la circolazione di questi contenuti scientifici, permettendo l’accesso libero, la possibilità di scaricare, salvare, riutilizzare parte di questi articoli per scopi di ricerca, studio, didattica, dando credito agli autori.

Quali sono le modalità di pubblicazione dell’Accesso Aperto?

Il movimento OA nella sua prima Dichiarazione sull’OA di Budapest, che ormai festeggia il decennale (febbraio 2002), presenta due possibili strategie, quella della Green Road e della Gold Road. Nella strategia della Green Road gli autori auto-archiviano gli articoli depositando il loro articolo in un archivio aperto nella versione pre print (prima di essere sottoposta alla revisione) o post print (quella dopo le correzioni dei revisori) secondo le politiche relative all’auto-archiviazione definite dagli editori (raccolte nel database Sherpa Romeo). Nella strategia della Gold Road, gli autori scelgono di pubblicare sulle riviste ad accesso aperto, che non richiedono ai lettori nessun pagamento per accedere ai testi

Quali sono i vantaggi per gli enti e per gli autori?

Per gli enti, l’accesso aperto significa raccogliere in un luogo e rendere accessibile la produzione scientifica dei propri ricercatori garantendo all’istituzione maggiore visibilità, maggiore impatto, maggiore influenza in molti settori disciplinari e nella società e anche prestigio, favorendo la promozione della qualità e una maggiore cooperazione a livello nazionale e internazionale. Gli archivi aperti vengono infatti indicizzati dai principali motori di ricerca generalisti e dai cosiddetti service provider, che oltre ad indicizzare i documenti archiviati, possono fornire anche servizi aggiuntivi. Per gli autori, l’accesso aperto significa maggiore visibilità e impatto delle proprie pubblicazioni di qualità e pertanto aumenta le possibilità di poter accedere a finanziamenti e progetti, favorisce la trasparenza nell’avanzamento della propria carriera e nei processi di valutazione della ricerca e dei ricercatori per mezzo di nuove metriche per la valutazione che si stanno affermando anche grazie all’accesso aperto.

Ma se i costi di pubblicazione non ricadono sugli editori, su chi ricadono?

I costi ricadono su chi pubblica la rivista, o su chi produce la ricerca invece che sui lettori. Si tratta di costi ben più modesti rispetto a quanto pagano oggi le biblioteche con gli abbonamenti. Oggi in alcune università della Gran Bretagna e in Germania vengono allocati dei fondi per coprire le spese di pubblicazione dei propri ricercatori. Circa la metà delle riviste ad accesso aperto richiedono il pagamento di una quota per coprire le spese relative al processo di pubblicazione: si tratta di spese che spesso vengono sostenute dalle istituzioni di appartenenza e in alcuni casi sono i finanziatori della ricerca che includono la copertura delle spese di pubblicazione nel finanziamento della ricerca.
E il diritto di autore, come viene gestito? Questa libertà di circolazione non porta più facilmente al plagio?

Nell’Open Access, il diritto d’autore può essere gestito tramite le licenze Creative Commons (e gli autori non perdono il diritto sul riuso, come invece avviene cedendo i diritti all’editore), e questa è la modalità utilizzata dalla maggior parte delle riviste ad accesso aperto pubblicate da editori sia del mondo OA, sia da molti editori “ibridi” cioè che pubblicano sia riviste OA o singoli articoli liberamente accessibili (per i lettori, ma gli autori devono pagare) sia riviste a pagamento. Nel contesto dell’accesso aperto chi fa una frode diventa visibile immediatamente grazie alla libera circolazione e alla trasparenza che ne deriva. Inoltre, sono disponibili dei software (plagiarism tools) che permettono di verificare se un testo è stato copiato da un altro e in quale percentuale.

So che partecipa al gruppo di lavoro Open Access della Commissione Biblioteche della CRUI per l’elaborazione di linee guida. Quali sono gli ambiti di applicazione delle linee guida e quali sono i risultati prodotti sino ad oggi?

Fino ad oggi il gruppo sull’accesso aperto, coordinato dal prof. Roberto Delle Donne, dell’Università Federico II ha prodotto diverse linee guida relativamente all’accesso aperto, dalle tesi di dottorato, agli archivi istituzionali, alle riviste ad accesso aperto, alla valutazione della ricerca in rapporto all’OA e di recente anche delle lineeguida sulla creazione e gestione dei metadati da utilizzare negli archivi. È un lavoro impegnativo che viene portato avanti dal 2006 e che riempie un vuoto nel contesto italiano, dove non vi è stata fino ad ora una grande sensibilità e interesse a definire delle politiche nazionali sull’accesso aperto e a finanziare progetti sull’OA a differenza dei principali paesi europei. Grazie al lavoro del gruppo oggi quasi la metà delle università ha elaborato e attuato delle politiche per il deposito ad accesso aperto delle tesi di dottorato (che poi vengono automaticamente raccolte dalle biblioteche nazionali centrali per la conservazione per il lungo periodo) e pertanto si sono dotate o si stanno dotando di un archivio istituzionale. Inoltre, di recente, molti atenei, nel riscrivere il proprio statuto in seguito alla riforma Gelmini, hanno inserito una clausola sull’accesso aperto. E adesso qualche ateneo inizia anche ad approvare una politica per l’obbligo di deposito delle pubblicazioni scientifiche.

Secondo lei da qui a 10 anni che succederà? Gli editori esisteranno ancora?

Difficile fare previsioni! Però posso sicuramente dire che l’accesso aperto si sta gradualmente affermando in tutto il mondo accademico e della ricerca. È un processo lento perché comporta dei cambiamenti nelle abitudini dei ricercatori aggravato dalla necessità di pubblicare su riviste con Impact Factor (che è un indice di valutazione delle riviste) con tutte le implicazioni che questo comporta, inoltre non è favorito dagli editori né dagli attuali processi di valutazione della ricerca che sono anch’essi molto tradizionali e ostili al cambiamento e soprattutto molti organi di governo delle università non adottano politiche a favore dell’accesso aperto. Tuttavia enti finanziatori della ricerca sia pubblici che privati incominciano ad essere più sensibili a questi temi e stanno adottando politiche di accesso aperto, come lo UK Research Council, l’Istituto Superiore di Sanità, il Wellcome Trust, Telethon e la Commissione Europea che dal 2008 ha avviato il Progetto Pilota sull’OA ed ha finanziato il progetto OpenAIRE per la creazione di un’infrastruttura per la raccolta e l’accesso libero a tutti gli articoli delle discipline che fanno parte del Progetto Pilota.

Credo che nei prossimi anni assisteremo sicuramente ad una inevitabile affermazione dell’Open Access perché lo richiede la nostra cultura: dalle esigenze della ricerca che diventa sempre più collaborativa e digitale, alle richieste degli utenti abituati ad accedere sempre più velocemente ed in maniera immediata all’informazione. Ovviamente grazie alla tecnologia che permette tutto ciò. Non penso che gli editori scompariranno, forse scomparirà l’editore inteso in maniera tradizionale. Credo che il loro lavoro continuerà ad essere prezioso, ma forse dovranno ripensare al loro ruolo, proponendo servizi aggiuntivi dato che non si può più pensare di avere una remunerazione economica “sfruttando” i risultati della ricerca in sé ma con i servizi a valore aggiunto (forme avanzate di alert, applicazione di algoritmi sui testi, ecc.). Forme di collaborazione con gli editori si possono e si devono trovare. Non guardare al futuro non aiuta nessuno.

Per maggiori informazioni:

http://www.garr.it

http://www.crui.it

http://www.caspur.it,

http://www.openarchives.it

L'Open Access visto dalla Commissione Europea

Dobbiamo considerare che un vero accesso aperto ai dati scientifici non è possibile senza uno sforzo coordinato dei soggetti interessati a livello europeo e a livello mondiale al fine di costruire e di mantenere un’infrastruttura sottostante interoperabile e affidabile. Mi riferisco alle infrastrutture europee rispettivamente di rete e di supercalcolo quali GÉANT e PRACE che costituiscono un esempio di successo a cui guardare.” Neelie Kroes Vice-Presidente della Commissione Europea responsabile per la Digital Agenda

Licenze Creative Commons

Le licenze Creative Commons sono alcune licenze di diritto d’autore redatte e messe a disposizione del pubblico a partire dal 16 dicembre 2002 dalla Creative Commons (CC), un ente non-profit statunitense. La filosofia su cui si fondano le licenze CC si basa sul motto some rights reserved (alcuni diritti riservati): è l’autore di un’opera che decide quali diritti riservarsi e quali concedere liberamente.

Progetti

Database Sherpa Romeo


Il database SHERPA/ROMEO, gestito dall’Università di Nottingham raccoglie tutte le informazioni relative alla gestione del diritto d’autore per tutte le riviste peer reviewed pubblicate da circa un migliaio di editori internazionali e gli autori possono consultarlo prima ancora di scegliere la rivista.



Pleiadi


Il Progetto PLEIADI (Portale per la Letteratura scientifica Elettronica Italiana su Archivi aperti e Depositi Istituzionali) scaturisce dalla collaborazione fra due importanti consorzi interuniversitari italiani, CASPUR e CILEA, nell’ambito del progetto AEPIC. Nato con l’obiettivo di realizzare una piattaforma nazionale per l’accesso centralizzato alla letteratura scientifica depositata negli archivi aperti italiani, PLEIADI si inserisce nel contesto della Dichiarazione di Berlino sull’accesso aperto (sottoscritta da oltre 71 università italiane), che promuove l’accesso libero alla letteratura scientifica, e della Open Archives Initiative, che sviluppa e promuove gli standard per l’interoperabilità degli archivi.



OpenAIRE e OpenAIREPlus

Il progetto OpenAIRE (Open Access Infrastructure for Research in Europe) finanziato dal 7° Programma Quadro (FP7), ha lo scopo di creare un’infrastruttura digitale e di meccanismi di sostegno per l’identificazione, il deposito, il monitoraggio e l’accesso aperto al testo completo degli articoli scientifici finanziati nel corso del FP7. Nell’ambito di questo progetto che vede la partecipazione di tutti i 27 paesi europei, i ricercatori sono tenuti a depositare i risultati delle ricerche finanziate nel FP7 e dall’European Research Council in archivi istituzionali ad accesso aperto. Di recente il progetto è stato prorogato fino al 2013 con il nome di OpenAIREPlus che aggiunge alle sue finalità anche il collegamento dei dati della ricerca ai medesimi articoli. Per l’Italia sono coinvolti il CNR-ISTI di Pisa per quanto riguarda l’infrastruttura tecnica, il CASPUR per la promozione, la disseminazione e la gestione del servizio di helpdesk. – http://www.openaire.eu



MedOANet

Il coordinamento delle strategie, delle politiche e delle strutture per l’accesso aperto in sei paesi del Mediterraneo è l’obiettivo principale di MedOANet, progetto biennale finanziato dal Programma Science in Society del 7° Programma Quadro della Commissione Europea. Gli obiettivi del progetto verranno realizzati con il rafforzamento, l’ampliamento e la sistematizzazione delle attività all’interno di una rete già esistente di partner dei paesi del Mediterraneo. – http://www.medoanet.eu

Fonte: http://www.lswn.it/miscellanea/interviste/la_conoscenza_diventa_bene_comune http://www.garr.it/index.php?option=com_content&view=article&id=511:la-conoscenza-diventa-bene-comune&catid=158

La conoscenza diventa bene comune ultima modifica: 2012-06-22T12:02:12+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)