Meditazione: un segreto in piena vista

Il Giornale Online
SCHWARTZ Report, 26 ottobre 2009
STEPHAN A. SCHWARTZ, Columnist – Explore – The Journal of Science and Healing

Fonte: Schwartz SA “Un segreto in piena vista”

Se vi dicessi che posso farvi diventare più intelligenti, migliorare la struttura del vostro cervello, ridurre i vostri livelli di stress, farvi sentire meglio, aiutarvi a concentrarvi di più, farvi dormire sonni più profondi, farvi avere un sistema immunitario più efficiente e diventare amanti migliori, riuscirei a catturare la vostra attenzione? Se vi dicessi che potreste ottenere tutto ciò per costi irrisori e che vi richiederebbe solo pochi minuti del vostro tempo al giorno, sareste interessato? O pensereste che sono un artista dell’imbroglio che vi sta spillando soldi con affermazioni al limite dell’oltraggioso?

Non mi sorprende se avete scelto la seconda opzione. Ma la verità è che ognuna delle affermazioni di cui sopra è sostenuta da riviste scientifiche e revisionate da esperti di cui se ne contano a migliaia. Sto parlando di meditazione. Il suo potere di cambiare le nostre vite rivitalizzando le nostre cellule – fino a un rafforzamento delle nostre capacità creative – è straordinariamente ben documentato. È il percorso che ci consente di aprire la consapevolezza non locale, la parte di noi che è fuori dal controllo dello spazio tempo. I bramini la descrivono così:

“… in questo stato di esaltazione vedo chiaramente cosa c’è di oscuro nel mio stato d’animo ordinario; poi divento capace di trarre ispirazione dall’alto, come fece Beethoven […] Le vibrazioni assumono la forma di immagini mentali ben distinte […] Immediatamente le idee fluiscono in me […] e non solo vedo con chiarezza le cose nell’occhio della mente, ma esse assumono la giusta forma, armonia e orchestrazione. Quando mi trovo in quei rari momenti ispirati, il prodotto finito mi si rivela a mano a mano […] Devo raggiungere uno stato di semi-trance per ottenere questo risultato – una condizione che si verifica quando la mente conscia è temporaneamente assente e il subconscio è sotto controllo, poiché è attraverso la mente subconscia, che rappresenta l’Onnipotenza, che arriva l’ispirazione.”

Sebbene venga associata soprattutto al misticismo, il percorso interiore con cui esperiamo la trascendenza, e sia un fondamento della maggior parte dei percorsi spirituali asiatici, la meditazione in quanto tale nacque in queste culture sulle stesse basi razionali ed empiriche su cui si svilupparono l’agopuntura e le arti marziali. Si è osservato per generazioni che sviluppare l’abilità di guardarsi dentro porti grandi benefici. È comune credere che la meditazione sia una pratica prettamente orientale, ma la verità è che essa appartiene anche alla saggezza ebraica – in particolare alle pratiche cabbalistiche – cristiana e islamica.

La meditazione è il nucleo su cui si fondano le scuole sufi dell’Islam, per i non musulmani meglio noti come dervisci, le cui danze li portano in una dimensione che esiste fuori dal tempo e dallo spazio. È anche parte integrante delle tradizioni pre-colombiane delle culture americane. La consapevolezza espansa della ricerca della visione è un esempio del suo utilizzo. E questa litania si perpetua lungo l’arcobaleno della cultura umana. La meditazione può essere fatta in nome di qualsiasi fede, ma non è esclusiva di nessuna di esse.

Infatti, un’indagine sulla letteratura della meditazione rivela che è un termine singolo con cui si definiscono molte pratiche. Non richiede nessuna appartenenza religiosa e molte sue tecniche non hanno nemmeno una componente spirituale.

La ricerca di Harvard condotta dal medico Herbert Benson, che ha utilizzato la risonanza magnetica per documentare i cambiamenti che si verificano nel corpo quando una persona medita, ha osservato che tutte le forme di preghiera e meditazione studiate evocano ciò che lo scienziato chiama una “risposta di rilassamento” – un cambiamento nello stato psicofisico che riduce lo stress, calma il corpo (abbassando ad esempio la pressione del sangue) e promuove la guarigione. Gli esperimenti di Benson rappresentano una delle tante ricerche da laboratorio; infatti nel mondo ci sono moltissimi ricercatori che conducono studi sulla meditazione. Dal 2006 al 2009 sono state pubblicate più di 1000 ricerche.

Ciò che accomuna le diverse tecniche di meditazione è il controllo centrato di chi le pratica, che influenza i processi psicofisici come la pressione del sangue, i livelli di serotonina e le funzioni cerebrali. È lo stesso tipo di controllo prodotto dall’effetto placebo e che forse rappresenta la prova più chiara del suo potere. Attraverso migliaia di studi, dal 35% al 40% di coloro che hanno ricevuto un placebo tendono a sperimentare effetti molto più potenti di coloro che ricevono il trattamento reale. Non c’è dubbio che la connessione del corpo-mente sia uno strumento incredibilmente potente non solo psico-spirituale ma fisico.

Spogliati dei pregiudizi del dogma o della fedeltà, è interessante osservare quanti rituali simili esistono al mondo; per citare un esempio, considerate l’uso di suoni, parole o frasi ripetute ad alta voce o nella mente. Talvolta basta il suono sibilante del respiro che si muove dentro e fuori dei polmoni. È la concentrazione su un suono ripetuto che aiuta a produrre l’effetto della meditazione.

Tutto ciò mostra un quadro in cui la complessa attività cerebrale è associata alla meditazione. Quando i praticanti della meditazione si immergono nella loro disciplina, sebbene il corpo si calmi, nel lobo parietale del loro cervello avviene un’intensa attività. Questa porzione del cervello controlla l’orientamento fisico nello spazio ed è responsabile delle distinzioni che facciamo “tra il sé e il mondo esterno, che è altro dal sé”.

Il neurologo Olaf Blanke dell’Università di Ginevra, Svizzera, e i suoi colleghi hanno pubblicato un articolo che descrive come il cervello produce esperienze fuori dal corpo. Il gruppo ha ipotizzato che tutti i lobi del cervello giochino un ruolo importante in una sorta di esperienza che è tanto complessa quanto religiosa, ma che la giunzione temporo parietale sia il primo nodo di quella rete.

Secondo uno studio più recente condotto da Eileen Luders e i suoi colleghi dell’Università della California, Los Angeles, e pubblicato su “NeuroImage”, la risonanza magnetica ha rilevato una massa particolarmente corposa di materia grigia che compariva più frequentemente in coloro che praticavano la meditazione rispetto agli altri membri del gruppo di controllo. Questi ricercatori hanno descritto tale massa come posizionata “ai lati, tra il giro frontale inferiore e quello medio e a una distanza approssimativa dalle aree di Brodmann (BA)”.

Le ricerche degli ultimi due secoli hanno confermato che la meditazione apporta un tipo di profonda “calma” che influenza l’intero cervello. Quando questo avviene, sembra si disattivino i circuiti dei lobi frontale e temporale che identificano il tempo e creano la consapevolezza di sé. La connessione corpo-mente si dissolve. Secondo questi studi, il sistema limbico è responsabile dell’assegnazione di valori emozionali alle persone, ai luoghi e a qualsiasi cosa appartenga alla nostra esperienza complessiva di vita. Queste assegnazioni si basano su un complesso di risposta a stimoli che assieme danno la qualità che definisco “numinoso”.

Poiché il sistema limbico tra le altre cose regola la relazione e controlla il sistema nervoso, il battito cardiaco, la pressione del sangue e il metabolismo, quando reagiamo alla qualità numinosa di uno specifico oggetto, persona o luogo numinoso esso produce effetti sia emozionali che psicologici. Queste reazioni producono stati emozionali e psicologici. Ecco perché i capelli ci diventano ritti, sentiamo i brividi e le farfalle nello stomaco e il cuore ci batte più forte.

Spesso la risposta non si limita al singolo esempio di una categoria ma alla categoria stessa, perché anche la memoria interagisce col sistema limbico. Ad esempio, se quando da giovani avete vissuto l’esperienza di un arresto, oggi potreste avere una reazione guardando la foto di qualsiasi poliziotto. Se da piccoli avete vissuto una brutta esperienza in un cimitero, la foto di un cimitero qualsiasi potrebbe evocare in voi lo stesso tipo di risposta. Poiché la meditazione influenza il sistema limbico, sviluppando la disciplina della meditazione diventiamo più padroni del controllo di queste risposte. La pratica ha un effetto calmante che ci rilassa e regola il corpo. Questo, d’altro canto, permette di centrarci meglio poiché siamo meno distratti dai nostri dialoghi ed emozioni interiori e dalle relative risposte psicologiche.

Qual è l’importanza di tutto ciò? Attualmente sta crescendo lo spettro delle malattie – dall’obesità all’ipertensione – che ci costano decine di miliardi di dollari all’anno in trattamenti medici. Ma questo è solo l’inizio. Come conseguenza di questi problemi, spendiamo ancora più soldi per una serie di disfunzioni sociali, che attanagliano soprattutto i nostri giovani. Visti i benefici della meditazione, e dando al suo valore una portata non solo individuale ma sociale, dovremmo chiederci come mai non ci avvaliamo di tali benefici, visto il potere trasformante di queste pratiche?

Immaginate come sarebbe un mondo in cui ai bambini si insegna una tecnica di base non settaria contemporaneamente al patto di fedeltà e in cui nelle scuole vengano dedicati 20 minuti al giorni alla auto-regolamentazione psicofisica non settaria. E ora immaginate di aver dedicato anche voi 20 minuti al giorno a fare tutto ciò.

Traduzione a cura di Paola M.
Fonte: http://www.coscienza.org/_ArticoloDB1.asp?ID=1066

Meditazione: un segreto in piena vista ultima modifica: 2009-11-01T21:18:59+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l’incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all’autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)