Siria: il “punto di non ritorno”


La cartina pubblicata sul Corriere della Sera per illustrare la crisi siriana

Siria “oltrepassato il punto di non ritorno”, dichiara il governo italiano. Frase forse profetica, il punto di non ritorno potrebbe essere quello dello scontro con la Russia.

di [link=http://www.enzopennetta.it/]Enzo Pennetta[/link] (29 agosto 2013)

Tre giorni di [link=http://www.corriere.it/esteri/13_agosto_27/bonino-siria-italia_c755a116-0efb-11e3-84f5-16716a86e523.shtml]attacco[/link] alla Siria hanno annunciato tutti i media, ”oltrepassato il [link=http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Siria-Governo-italiano-superato-punto-di-non-ritorno_32529189872.html]punto[/link] di non ritorno” ha affermato il governo italiano confermando l’idea che ormai la decisione è presa. Sempre meno commentatori però credono alla responsabilità del governo siriano nell’uso di armi chimiche, in un momento in cui stava avendo successo sul terreno con le armi convenzionali non avrebbe avuto interesse a creare un annunciato casus belli, anzi in un contesto del genere l’uso dei gas avrebbe l’effetto (come quanto accaduto dimostra) di servire a rovesciare le sorti del conflitto a sfavore del regime di Assad consentendo alle forze di opposizione di avvalersi del supporto della NATO in una specie di replica di quanto visto in Libia.

Rispetto alla Libia però c’è una grande differenza, la Siria è un paese strettamente legato agli interessi della Russia che ha nel porto di Tartus una base militare d’importanza strategica. Ed è per questo che l’Arabia Saudita usando la classica tattica del bastone e la carota avrebbe promesso di fare in modo che la base possa rimanere nelle dei mani russi nel caso in cui da questi ultimi non venga ostacolato un rovesciamento di regime, ma al tempo stesso minacciando in caso contrario attacchi di terroristi ceceni le prossime Olimpiadi invernali. Infatti da quanto riportato in un articolo non smentito pubblicato dal [link=http://www.telegraph.co.uk/finance/newsbysector/energy/oilandgas/10266957/Saudis-offer-Russia-secret-oil-deal-if-it-drops-Syria.html]Telegraph[/link] i terroristi ceceni sarebbero controllati dall’Arabia Saudita. Affermazione sulla cui gravità non c’è molto da aggiungere e che trova l’indifferenza generale di tutti coloro che in questi anni hanno affermato di combattere il terrorismo in ogni angolo del pianeta e che richiederebbe quanto meno un’inchiesta sulle possibili responsabilità saudite nella strage di [link=http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Beslan]Beslan[/link] del settembre 2004.

Si configura quindi chiaramente uno scontro tra la coalizione a guida USA-UK e la Russia che a fronte di una promessa la cui validità è tutta da verificare si vede minacciata di azioni terroristiche sul fronte interno. Ma la Russia sembra aver preso coscienza da tempo di essere l’unico grande avversario al progetto di un Occidente che sotto la copertura NATO sta portando avanti una politica espansionistica globalista. Probabilmente il primo segnale venne dall’affondamento del sommergibile nucleare Kursk il 12 agosto del 2000 in un episodio la cui dinamica ha fatto pensare a molti ad un “incidente” con unità USA nel corso di un’operazione di spionaggio delle manovre militari nelle quali il Kursk era impegnato.

Un foro attribuibile ad un siluro sulla parete esterna del Kursk dopo il recupero

Ma qualunque cosa sia successo al Kursk, un segnale ancora più forte della politica di accerchiamento nei confronti della Russia si è avuto nel 2008 con la vicenda del progetto di [link=http://www.corriere.it/esteri/08_agosto_14/polonia_usa_scudo_antimissile_92b2ba22-6a3f-11dd-af27-00144f02aabc.shtml]dislocazione[/link] di missili anti missile in Polonia, progetto che aveva evidenti implicazioni ostili e che suscitò una forte “irritazione” da parte russa. Di fatto, da circa un decennio, la Russia ha avviato un grandissimo sforzo di ammodernamento dei propri armamenti di cui fornisce regolarmente notizie che vengono riportate su siti legati a fonti governative come Russia Today su cui, negli ultimi tempi, è stata documentata un’insolita mostra alla [link=http://rt.com/in-motion/topol-ballisic-missile-russia-879/]stampa[/link] dei missili balistici intercontinetali TOPOL:


Un’unità missilistica TOPOL nel corso dell’esposizione per la stampa

Caratteristica delle unità Topol è quella di non essere neutralizzabili con un “first strike” in quanto la loro dislocazione non è fissa e possono essere occultati in siti variabili, si tratta quindi di armi nucleari di difesa, o meglio di dissuasione. E proprio di una preoccupata analisi delle politiche aggressive degli Stati Uniti che trova risposta in un’opzione di deterrenza nucleare da parte di paesi come la Russia, ha parlato il 26 agosto scorso Paul Craig Roberts dalla colonne dell’Institute of Political Economy in [link=http://www.paulcraigroberts.org/2013/08/26/syria-another-western-war-crime-in-the-making-paul-craig-roberts/]“Syria: Another Western War Crime In The Making “[/link].

L’impressione è che la Russia su stia preparando al peggio, che tutta la sua capacità tecnologica e il suo apparato industriale di punta stia lavorando a poter contrastare la NATO con armi tecnologicamente innovative, anch’esse largamente [link=http://rt.com/news/bourget-russian-su-35-fighter-792/]mostrate[/link] a chi vuol vedere. In tal senso è stato annunciato anche un ambizioso programma per la produzione di aerei da combattimento delle [link=http://rt.com/news/sixth-generation-unmanned-attack-jet-998/]sesta[/link] generazione (attualmente in occidente si lavora a quelli della quinta, vedi F35), che si tratti di propaganda o realtà il messaggio è che tra non molto sarà impossibile pensare di sconfiggere la Russia anche sul campo della armi convenzionali.


Anteprima di aereo da combattimento della sesta generazione

Ma un primo test la nuova tecnologia russa potrebbe essere chiamata a darlo proprio in Siria nel caso in cui il sistema antiaereo [link=http://rt.com/news/west-blame-syria-suffring-409/]S-300[/link] (in Russia si è arrivati allo sviluppo successivo, l’[link=http://rt.com/in-vision/general-rehearsal-victory-parade/parade-victory-rehearsal-general/]S-400[/link]) dovesse essere usato contro eventuali aerei attaccanti. Allo stato attuale la situazione sembra essere quella di un blocco USA-UK (più altri paesi comprimari) nella posizione di dover forzare i tempi e al contrario la Russia in quella di guadagnare più tempo possibile per completare l’ammodernamento in corso.

La capacità di produrre ricerca di qualità e di metterla al servizio dell’innovazione tecnologica sono premesse indispensabili per portare avanti programmi militari come quelli attualmente attivi in Russia. Un principio che fu alla base della fondazione della Royal Society nel ’600, e che ha garantito all’Inghilterra di disporre per secoli di armi all’avanguardia e di costruire e difendere il suo impero. La Russia sembra in questo momento il paese che meglio sta interpretando la lezione della Royal Society. Forse la Russia riuscirà a prendere ancora tempo e sviluppare ulteriormente i suoi armamenti, oppure il confronto giungerà prima. La situazione in Siria, se non dovesse rientrare, potrebbe rappresentare davvero un punto di non ritorno, ma non per il regime di Assad, un punto di non ritorno verso una guerra aperta tra il blocco a guida USA-UK e la Russia.

Fonte: http://www.enzopennetta.it/2013/08/siria-il-punto-di-non-ritorno/

Siria: il “punto di non ritorno” ultima modifica: 2013-09-14T16:02:50+00:00 da Richard
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