Teoria della Cogitalità: Il Paradosso del Ciclo

Teoria della Cogitalità

Teoria della Cogitalità

IL PUNTO DI VISTA FILOSOFICO

A prima vista, la razionalità è l’essenza della natura umana. Non solo le persone pensano, ma attraverso i pensieri, trasformano attivamente il mondo. Dai primi utensili in pietra al computer, c’è un intero universo che ha cancellato lo stato naturale della cose – l’universo dell’esistenza razionalizzata dell’uomo e della natura. Questo è un universo artificiale. Infatti non c’è un posto lasciato intoccato nel mondo dove tutto è autentico e naturale, in qualsiasi posto, che sia direttamente o indirettamente, le interferenze umane hanno ristrutturato la realtà. Abbiamo a che fare con una realtà premeditata. Questa realtà include i territori che fino ad ora sono stati sperimentati dai sensi umani, perché questi in ogni caso sono stati influenzati dai pensieri degli uomini. Il pensiero ha portato l’interazione ad avvenire ad ogni livello ed è il perché noi non possiamo più chiamare il mondo oggettivo. Non solo perché l’oggettività non è uno dei suoi aspetti, ma anche perché la parola “mondo” ha anche il significato di oggetti che risultano dai nostri processi di pensiero, cioè la freccia, la capanna, il campo e anche le foreste coltivate, la città, la pianta, la televisione.

Questa è la ragione del perché il termine “realtà oggettiva” non è corretto, in quanto non implica la possibilità di riorganizzare un soggetto cosciente al suo interno. Inoltre dovrebbe significare un oggetto o un sistema di oggetti esistenti e creati da sè stessi e per sè stessi e il mondo in cui viviamo non è così. Fu creato dal pensiero individuale e collettivo. Il nostro mondo diventa sostanziale attraverso il pensiero logico ed un sistema di valore basato su efficienza e razionalità. Il materialismo presuppone che il sistema di pensare umano sia stimolato da qualche sostanza materiale che rimane neutrale e invariata e riflette l’essenza della sostanza che in un certo senso rimane autentica, trovando la sua esistenza nella materia. Questa è la ragione del perché il materialismo è spesso chiamato dogmatismo (quando segue la sua stessa logica). Comunque esso non tiene conto che niente è più naturale.

Non c’è realtà senza pensiero. Al contrario ogni realtà vissuta è un condensato di pensieri intellettuali, materialità logica e psicotica. Se il mondo attorno a noi sembra indipendente dal nostro pensiero e dimostra costantemente la sua dipendenza da esso, allora è piuttosto il risultato di circostanze esistenziali. In altre parole, una volta materializzata, la razionalità assorbe il soggetto, fornendo i contenuti per la sua capacità operativa e comunicativa. Pertanto anche se noi siamo in una giungla, essa ci ha già incluso e noi funzioniamo come un tutt’uno con essa. Potrebbe essere selvaggia, ma sarebbe comunque un sistema razionale ed adeguato, un prodotto del nostro pensiero. Noi partecipiamo nel processo della manifestazione del pensiero. Abbiamo concretizzato innumerevoli volte le esperienze del genere umano nel continuo spazio temporale. Quello che sembra impenetrabile, estraneo, cieco o negativo è in effetti il nostro unico pensiero manipolato dalle esperienze acritiche della collettività attraverso il movimento cogitativo.

Effettivamente il tragico dilemma del razionalismo è bloccato proprio lì, le forze oggettive che terrorizzano il pensiero sono infatti proprie. La creazione di un sistema universale di sviluppo societario è basato nell’ignorare una semplice circostanza, vale a dire, che le persone creano i computer, in accordo con i loro pensieri, capacità e produttività e dopo decidono che cosa farne. I computer possono essere usati per scaldare e le persone possono, dato un certo stato di pensiero, focalizzarsi solo su questo utilizzo. La conclusione. Non è che il mondo esiste ed è il motivo per cui noi pensiamo e lo contempliamo. E’ esattamente l’opposto: il mondo è nascita di pensiero e perché noi lo pensiamo ora, esso esiste. Essendo in un mondo che è stato materializzato milioni di anni fa, abbiamo l’impressione sbagliata che la sua esistenza determini il nostro modo di pensare. Questo è un paradosso ed è giunto il momento di rinunciarci. Per farti capire meglio, fammi raccontare la storia che un mio amico usava per descrivere il paradosso:

Due corpuscoli (bianco e rosso) si incontrano da qualche parte vicino al cuore e iniziano una conversazione.

“Ho sentito dire che c’è una cosa che si chiama uomo. Sai niente di questa cosa?” disse uno.

“Si ne ho sentito parlare anche io” rispose l’altro “ma non lo so veramente, facciamo il giro del mondo e controlliamo. Ci incontriamo qui in un anno”

Così i due corpuscoli girano il mondo controllano dappertutto, chiedono a tutti e quando si incontrano ancora un anno dopo loro devono con dispiacere concludere che l’uomo non c’è e non può esistere. Conclusione: essendo nel mondo, noi ci viviamo dentro e non siamo in grado di vedere e valutare tutto, anche se lo abbiamo creato. Per poter fare questo dobbiamo uscire. Se uno dei corpuscoli fosse andato fuori del corpo, avrebbe capito cosa sia l’uomo. Sarebbe stato consapevole che il mondo in cui loro vivevano esiste nella forma di un uomo e che è interamente dipendente dal sistema sanguigno di cui questo corpusocolo e altri fanno parte.

Il punto di vista psicologico

L’individualizzazione è un processo costante, una ricerca del bilanciare le forze opposte della nostra psiche: materia contro mente, coscienza contro incoscienza, spirito contro corpo; la faccia che noi mostriamo agli altri rispetto al nostro sè nascosto. Noi possiamo difficilmente sperare che saremo in grado di approssimare la coscienza della personalità collettiva, perché nonostante quanto siamo consapevoli, c’è sempre qualche cosa che rimane indefinito e indefinibile nella personalità del tutto.
(Carl Jung)

Gli aspetti integrati all’inconscio collettivo sono gradualmente differenziati per le loro funzioni e qualità, che sono universali e riempiono l’ego individuale. In questo modo, un uomo sviluppa la sua natura, realizza le sue abilità e diventa unico. Con questo sviluppo della personalità è impossibile che la sua natura possa lavorare contro il collettivo, dato che è fatto di universale, la caratteristica collettiva che ha acquisito un gusto individuale. Un’altra particolarità dell’uomo è il desiderio di copartecipare in tutti gli aspetti della vita, sia consciamente che inconsciamente. E’ importante che i fattori universali siano espressi individualmente, perché noi percepiamo e li integriamo attraverso le nostre specifiche individuali. L’universale e l’individuale convergono in ogni aspetto della personalità. Questo è un processo potente, dice Jung, che nessuno può superare.

Jung crede che il processo continui attraverso tutta la vita. Ma ad una certo livello di maturità, l’individuo è pronto per procedere al prossimo gradino di sviluppo: la trascendenza. Lì i limiti individuali diventano più ampi. Il personale e l’individuale si uniscono con universalità e raggiungono l’unicità con l’umanità, la razza umana e lo spazio. Questo fa parte dell’universalità. Gli uomini iniziano ad essere parte del tutto con i quali esso si è fuso. In conclusione possiamo dire che per trasformare il nulla esistente in qualche cosa, il nulla debba essere materializzato e reso oggettivo.

Perchè succeda questo, abbiamo bisogno di movimento da una direzione all’altra, interazione con la cogitalità.

Le conseguenze di ciò risultano nella perdita di informazioni e la creazione di oggetti energetici (onde) interagenti tra di loro da una parte e con cogitvità dall’altra parte, da cui sono stati evocati. Queste informazioni formano immagini di interferenza registrate come oggetti olografici. In questa via, il mondo materiale illusorio esiste, in tre dimensioni e stirato. Comunque le informazioni complete in esso sembrano essere inaccessibilità per la sensibilità dell’ologramma composto di particelle che non hanno perso informazioni. Le informazioni comunque non spariscono. Sono li, nel mondo del vuoto esistente in cui noi siamo immersi. Le particelle cogitative si muovono. — Ivomir

Tradotto da littleflower

Teoria della Cogitalità: Il Paradosso del Ciclo ultima modifica: 2012-10-20T12:35:13+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)