Fino a quando abuserete della nostra pazienza? Tra Cicerone e Datagate…

Cicerone

Cicerone

Era l’8 novembre del 63 avanti Cristo e stava per andare in scena uno degli show più famosi della storia romana. Catilina, senatore romano, a sentir Sallustio ‘nato di stirpe nobile ma d’indole malvagia e corrotta’ aveva ordito una congiura per rovesciare la Repubblica romana ed estromettere il Senato. Quella sera due congiurati, col pretesto di passare a casa sua per salutarlo, avrebbero dovuto uccidere il console Cicerone. Ma qualcosa andò storto e Cicerone si salvò. Nonostante il fallimento della congiura, Catilina, con quella che oggi potremmo chiamare una notevole ‘faccia di bronzo’ si presentò tranquillamente in Senato, come nulla fosse. Nel silenzio generale Cicerone prese la parola e pronunciò davanti ai senatori una delle più appassionate orazioni che la storia ricordi, il cui incipit così suona:

Quousque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quamdiu etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit audacia?

Per chi non avesse più frequentato il latino dai tempi del liceo:

“Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?”.

Ecco, queste parole mi risuonano nell’animo mentre leggo le notizie che si rincorrono sui media internazionali a proposito del Datagate. Mi riferisco evidentemente alle rivelazioni di Edward Snowden, ex consulente della NSA (National Security Agency) che ha rivelato all’opinione pubblica mondiale dettagli di due programmi segreti, utilizzati per tracciare telefonate e dati e per spiare comunicazioni sul web e sui social network anche di provenienza estera[1]. Da quel momento egli è stato bersaglio di campagne sempre più aggressive sui media da parte delle istituzioni. L’amministrazione Obama sta preparandone l’incriminazione mentre dal canto loro – in perfetto stile bipartisan – sia democratici che repubblicani lo hanno etichettato come “traditore”. Eppure questa volta non tutto fila liscio per Washington; il supporto della pubblica opinione per questo ventinovenne dall’aria un po’ smarrita e ingenua sta crescendo contro ogni previsione e sta costringendo l’amministrazione Obama a giocare per una volta sulla difensiva.

ciceronedata2Un’indagine di ieri, infatti, mostrava come il 49% della gente sostenga che le rivelazioni di Snowden servano al bene comune contro un 44% che le considera dannose, anche se poi il 54% – contro il 38% – sia dell’opinione che chi è responsabile di tali rivelazioni debba essere perseguito legalmente[2]. Si pensi che nel 2010, dopo Wikileaks, la percentuale di persone che riteneva un bene sapere di più sulle trame governative era di appena il 29% contro il 53% che considerava atto criminale diffondere tali informazioni.

Dunque qualcosa è cambiato.

Cosa? L’effetto di Wikileaks nel tempo? La stanchezza per le balle infinite raccontate alla gente – 11 settembre, uccisione di Osama, armi di distruzioni di massa di Saddam, innocue manifestazioni a Bengasi, attentato di Boston e chi più ne ha più ne metta – o piuttosto qualcosa nelle cose che questo nuovo whistleblower dice e nel come le dice? A questo punto – avrete intuito che l’ultima ipotesi non mi è indifferente – per capirne di più mi piacerebbe soffermarmi su alcune battute della prima intervista al Guardian[3] di Snowden. Così egli parla delle motivazioni che tendono a giustificare le aggressioni alle libertà civili da parte di organizzazioni governative, più o meno segrete:

“L’NSA, come qualsiasi intelligence, in generale tende a raccogliere informazioni da qualsiasi fonte e con qualsiasi mezzo possibile. Crede sulla base di una sorta di auto-legittimazione di servire un interesse nazionale”.

Qui vediamo individuato il primo punto di resistenza delle organizzazioni governative: ‘Ci sentiamo autorizzati a fare qualsiasi cosa serva all’interesse nazionale’, essi dicono. Dunque ‘maggiore pericolo=maggiore limitazione delle libertà civili. Più eventi terroristi hanno luogo, maggiore la limitazione delle libertà costituzionali (vedi 9/11 o Boston). Alla domanda dell’intervistatore sul perché invece di mantenere l’anonimato e continuare a godersi una vita agiata alle Hawaii, abbia deciso di esporsi in prima persona mettendo a repentaglio la sua vita e quella dei suoi cari per possibili rappresaglie governative, Edward ha risposto:

“Io credo che si debba una spiegazione alla gente, che si debbano fornire le ragioni che stanno dietro questo tipo di operazioni estranee al modello democratico. Quando il potere del governo viene completamente sovvertito si commette qualcosa di veramente pericoloso nei confronti della democrazia. (…)

Si pensa che gli informatori siano contro il Paese e il governo, ma non io; io sono come chiunque altro, non ho capacità eccezionali, sono un tipo qualunque, che se ne sta seduto giorno dopo giorno in ufficio a guardare quello che succede e che a un certo punto gli viene di pensare: ‘non sta a noi decidere su questo genere di cose; deve essere la gente a dire se queste politiche sono giuste o sbagliate’”.

Ecco, uno qualunque, come Edward si definisce, just another guy, che si trova improvvisamente davanti a un bivio: sono testimone di un abuso che sta rendendo peggiore il mondo; cosa fare? Seguire il mio interesse egoistico e girarmi dall’altra parte – cosi fan tutti – o denunciare rischiando personalmente beni, affetti, la vita stessa? L’intervistatore lo incalza con la domanda se ha pensato a quali potevano essere i rischi cui si sarebbe trovato di fronte mettendosi contro la CIA e altre potentissime entità militari ha risposto:

“Può succedermi qualsiasi cosa (…) questa è una paura con la quale dovrò convivere per il resto della mia vita, sia essa lunga o breve. (…) Se vogliono prenderti ti prenderanno, è solo questione di tempo ma al tempo stesso devi prendere una posizione su cosa sia davvero importante per te, se vivere comodamente ma senza libertà, se questo sei disposto ad accettarlo e credo che sia così per molte persone, questa è la natura umana (…). Ma se prendi consapevolezza che questo è il mondo che tu stesso contribuisci a creare, un mondo che sicuramente sarà peggiore per le generazioni a venire, in quanto, così facendo amplifichi per così dire la configurazione di questa repressione totale, allora ti rendi conto di essere disposto a correre qualsiasi rischio e non t’importa più di cosa ti potrà succedere, purché la gente possa veramente scegliere in prima persona se queste politiche sono giuste e vanno utilizzate”

Qui la svolta. Il ‘tipo qualunque’ prende coscienza e diventa strumento della trasformazione del mondo. Diventa una barriera, una difesa contro l’arroganza e la violenza del Potere, è l’incarnarsi di un pensiero di giustizia nel mondo, di un impulso di libertà. Egli sa che questa scelta ha un prezzo molto alto da pagare ma accetta di rischiare la propria vita per la libertà degli altri. Con la speranza che qualcuno segua il suo esempio. “La mia più grande paura a proposito delle conseguenze di tutto ciò, l’esito di queste rivelazioni per gli Stati Uniti è che nulla di tutto ciò cambi. La gente verrà a sapere di tutte queste rivelazioni dai media, saprà che il governo si appropria del potere ed è in grado di tenere sotto controllo la società americana e quella mondiale, ma non sarà disposta a correre il rischio necessario per alzarsi in piedi unita e combattere per cambiare le cose, per costringere i propri rappresentanti a prendere posizione a favore dei propri interessi, quelli della gente”.

Io faccio tutto questo consapevolmente e a cosa servirà? La più grade paura è che nonostante io rischi la mia vita per la libertà di tutti, nessuno si senta chiamato a fare qualcosa, a prendere posizione, a rinunciare a un osso nella speranza di togliersi un giorno collare e catena. Quanti ne abbiamo visti nella storia di questi personaggi; dai contemporanei chiamati banditi, ribelli, rivoluzionari, terroristi e poi divenuti per magia eroi nei libri di storia.

Ecco allora risuonarmi nelle orecchie le parole di Cicerone:

“Fino a quando dunque, Catilina, abuserai della nostra pazienza? Quanto a lungo ancora codesta tua follia si prenderà gioco di noi? Fino a che punto si spingerà la tua sfrenata audacia?”.

Fino a quando il Potere potrà ingannarci impunemente? Fino a quando i media, le televisioni, gli ‘esperti’ si prenderanno gioco di noi? Fino a che punto si spingerà l’audacia di mentire costantemente su ogni cosa? Dal giorno della prima intervista al Guardian il Datagate è andato avanti e si sono succeduti svolte e colpi di scena. Contrariamente al passato – vedi Wikileaks – la Casa Bianca, spinta dall’onda del malcontento popolare è stata costretta a scegliere, tutto sommato, toni meno arroganti e minacciosi, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, fino a istituire una commissione indipendente per fare chiarezza su questa spinosa grana per l’amministrazione.

Obama, ad esempio, in un’intervista di ieri alla PBS[4] ha cercato ancora una volta di tranquillizzare la gente su questo scandalo che sta facendo scendere settimanalmente la sua popolarità. No, nessuno ascolta le vostre telefonate, né legge i messaggi sui social network. Tranquilli. Peccato che Snowden ci dica come secondo l’emendamento FISA e la sua sezione 702 le comunicazioni negli USA vengano raccolte e esaminate giornalmente sulla base di certificazioni di analisti e non sulla base di un mandato. La giustificazione che viene offerta è quella della raccolta ‘casuale’ ma fatto sta che “alla fine della giornata qualcuno alla NSA ha ancora tra le mani i contenuti delle tue comunicazioni[5]”. Obama si affanna ad affermare che il programma sarebbe ‘trasparente’ perché approvato dalla FISA, la corte segreta che aveva dato questa autorizzazione, guarda caso, dopo due settimane dall’attentato di Boston[6]. Ma l’azione di spionaggio di Prism è globale, con centinaia di milioni di persone controllate e la collaborazione di altre agenzie. Anche sull’affermazione che non verrebbero spiati cittadini stranieri si continua a mentire, ci dice Snowden e comunque “una sorveglianza di cui non si è a conoscenza non diventa qualcosa di positivo semplicemente perché ne è vittima soltanto il 95% del mondo invece del 100%. I nostri Padri fondatori non hanno scritto, ‘Noi riteniamo verità di per se stessa evidente il fatto che tutte le persone degli Stati Uniti sono state create uguali[7]’”

ciceronedata4Anche la NSA è corsa a chiudere la stalla dopo la fuga dei buoi: “Dall’11 Settembre sono stati sventati 50 attentati” si affanna ad assicurare il generale Keith Alexander, capo della più segreta delle agenzie di spionaggio USA. Ma il lupo, si sa, perde il pelo ma non il vizio e i membri della commissione intelligence istituita per fare chiarezza sul caso non hanno potuto esimersi dal condannare la fuga di notizie etichettandola – bella trasparenza – come “comportamento criminale” a opera di nemici interni peggiori di quelli esterni. Naturalmente tra i più sanguinari nemici di Snowden si è fatto avanti – come poteva mancare? – l’inossidabile Dick Cheney[8].

A lui Snowden ha risposto seraficamente che essere chiamato traditore da un personaggio come Cheney – il regista di un conflitto che ha causato migliaia di vittime americane e centinaia di migliaia irachene – rappresenta il più alto onore che si può conferire a un americano. Le rivelazioni di Snowden sono solo all’inizio; proprio per evitare “che nulla cambi” – con i media che oggi si dedicano più a scoprire che cosa egli dicesse quando aveva 17 anni o come sia la sua ragazza – verranno rilasciate un po’ alla volta, con la speranza che la gente prenda finalmente posizione. Lui, nel frattempo, nel corso della chat sul Guardian di ieri[9], afferma senza esitazioni che “vale la pena di morire per il proprio Paese”.

Che si possa allora – una volta per tutte ed ognuno di noi nel nostro ambito – rivolgersi agli inganni e le sopraffazioni del potere con le stesse parole con le quali Cicerone, dopo aver smascherato Catilina, prosegue il proprio discorso? “Non ti accorgi che i tuoi progetti sono stati scoperti? Non ti rendi conto che il tuo complotto è ostacolato dal fatto che tutti qui ne sono a conoscenza? Credi forse che qualcuno di noi ignori che cosa hai fatto la notte scorsa e quella precedente, dove sei stato, quali congiurati hai convocato e quali decisioni hai preso? (…) Dammi ascolto, cambia il tuo proposito, dimentica massacri e incendi. Che anzi offrirò volentieri la vita, se con la mia morte può essere affrettata la libertà di Roma, cosicché il dolore del popolo romano produca una buona volta quel che già da tempo anela di produrre”.

Avevate mai notato quanto Cicerone sia attuale?

Piero Cammerinesi

(corrispondente dagli USA di Coscienzeinrete Magazine e Altrainformazione)

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Fino a quando abuserete della nostra pazienza? Tra Cicerone e Datagate… ultima modifica: 2013-06-22T09:49:36+00:00 da Richard
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Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)