La velocità della luce non è una costante

velocità della luceDa un recente esperimento si è potuto constatare che delle particolarità definite neutrini sono arrivate a destinazione prima della luce, cioè delle onde elettromagnetiche che accompagnavano la generazione di neutrini.

Si è parlato di 60 nanosecondi che possono sembrare pochi, ma che dato l’ordine di grandezza di poco più di 2 millisecondi sono una enormità.

Per tentare una spiegazione di questa anomalia che chiaramente distrugge le basi delle teorie di Einstein, è necessario dare una spiegazione degli elementi che concorrono a determinare l’esito dell’esperimento.

Questo articolo si divide in due parti. La prima esamina il fenomeno radiazioni usando il modello dell’atomo di cui ho già discusso in altri lavori, impostazione per ora condivisa da pochi studiosi, e sostenuta in passato dal solo Walter Russell.

Nella seconda parte considero vari suggerimenti disponibili in internet per impostare un modello più ampio che ci permetta di studiare le implicazioni e le inferenze che concorrono a determinare il valore della velocità della luce ed anche a vedere in un altro modo cosa accade se ci si avvicina a questa velocità.

Nella seconda parte tratto di teorie propositive, mentre nella prima ottengo le spiegazioni che permette di fare il modello di atomo risonante la cui fondatezza posso desumere in modo diretto dai miei esperimenti di energia libera (“free energy”), replicabili da chiunque.

Come al solito non userò la matematica. Gli algoritmi servono a descrivere quella parte dei fenomeni che siamo riusciti a circoscrivere, non sono i fenomeni stessi. Utilizzando la matematica si può dimostrare qualunque cosa si voglia, quindi tutte le teorie che usano come prova delle equazioni sono parziali e spesso errate.

Cercherò di rendere comprensibili i fenomeni descrivendoli con parole povere, in modo che tutti li possano concettualizzare.

Tratterò quindi di:

  • La natura della luce, cioè della radiazione elettromagnetica.
  • Il vettore su cui transita la radiazione.
  • Cosa sono i neutrini.
  • Come si muovono i neutrini.
  • In generale cosa è la materia.

– La natura della luce

Vi sono varie proposte per spiegare cosa sia la luce. Bisogna ricordare che la luce è soltanto un ristretto settore tra le radiazioni elettromagnetiche possibili, quindi una definizione della luce deve valere anche per le onde radio e viceversa. E’ stato designato il fotone come quanto che rappresenta la luce, intendendo che questa singolarità possiede sia la natura di onda che quella di materia. Questa attribuzione è sbagliata, ma ha una piccola base di realtà se si considera la materia secondo il modello risonante. Lo spazio non è vuoto.

Lo spazio, anzi tutti gli spazi possibili sono fatti di un un unico costituente, che chiamerò in seguito U, questo ha delle determinate proprietà, di cui parleremo più a fondo nella seconda parte, e si trova abitualmente nello stato di riposo. Lo spazio è formato da un numero praticamente infinito di U che hanno una grandezza infinitamente piccola.

Se una qualche circostanza modifica lo stato di quiete degli U questi diventano latori di vettori che, nelle diverse possibilità offerte dalla struttura dimensionale degli U che hanno per caratterizzarli 6 dimensioni, danno luogo alla manifestazione della realtà che di volta in volta si presenta nelle forme che osserviamo. La materia ed ogni manifestazione energetica come particelle, raggi, onde, ecc, sono espressione tutte di vari aspetti dei vettori che vengono impressi nelle particelle U.

L’atomo è composto da un gruppo di U che ha ricevuto un gradiente energetico con un vettore di traslazione omnidirezionale e circolare, quindi, trovandosi immerso in un spazio ripieno di U in quiete, questi ne respingono il movimento obbligando perciò il gruppo ad oscillare all’interno di uno spazio ristretto. Quindi materia e massa.

La corrente elettrica è composta da due coppie di gruppi di U che ruotano tra loro su un piano, che, pertanto, sono inerti nello spazio e si possono spostare solo dietro ad un’azione causata da altri vettori. Quindi potenziale.

Il magnetismo è composto da varie unità U che sono state forzatamente allineate all’esterno di atomi, creando perciò una pressione nello spazio ricolmo di U attorno all’atomo stesso. Quindi campo magnetico ed elettrostatico, che è equivalente.

La gravità è determinata dalla occupazione nello spazio ristretto dell’atomo di un gruppo di U caratterizzato da una energia, che produce una depressione radiale all’atomo stesso e che tende perciò a riequilibrare il gradiente energetico degli U in quiete. Quindi la gravità è una forza di attrazione. (Va però ricordato che la gravità ha due componenti, attrazione e repulsione in equilibrio, come è descritto in altri miei articoli.)

– La luce e le onde elettromagnetiche o hertziane in genere

Tutti hanno visto che se si getta un sasso in uno stagno si formano delle onde che si allargano dal punto di impatto verso l’esterno. In altre parole l’energia dell’impatto, cioè lo spostamento improvviso di quella certa quantità d’acqua, è la risultante della cessione della energia cinetica del sasso, mentre tocca la superficie dell’acqua.

Questa energia quindi si espande perché trova un mezzo elastico che le permette di espandersi. E si forma un’onda, cioè l’acqua si alza e si abbassa ritmicamente e l’ampiezza di queste onde è esattamente l’energia che ha impresso l’impatto, che agisce spostando il peso dell’acqua. Mentre si propaga, l’onda si riduce perché la sua estensione aumenta ed anche perché gli attriti consumano una parte della propria energia sino al suo esaurimento.

Così è l’onda elettromagnetica o la luce. La sorgente iniziale imprime nello spazio ripieno di U l’eccitazione del sistema elastico dello spazio stesso, ed abbiamo visto che è elastico perché è questa la caratteristica che consente all’atomo di risuonare nel suo confinamento.

Quindi si forma un’onda e questa si propaga secondo le leggi che abbiamo scoperto, di diffusione, irraggiamento, ecc. Se l’onda di partenza è ben orientata si ottiene un fascio sottile o la prevalenza di una polarizzazione, diversamente l’onda si espande in tutte le direzioni. L’onda trasporta quindi l’energia che l’ha originata.

Perciò il fotone non ha massa perché è soltanto una radiazione. Tuttavia ad un certo punto l’onda può raggiungere un ostacolo, e cede l’energia che sta trasportando alla materia cui è venuta in contatto, e, perciò, questa energia va ad aggiungersi a quella che la materia già possiede provocando un fenomeno che in una certa misura potrebbe essere comparato ad un aumento di massa. Di qui il comportamento che parrebbe dare sostegno all’ipotesi che il fotone sia una particella, o almeno anche un pò particella. O anche il comportamento di certi cristalli che convertono la luce in elettricità.

Tuttavia tutta la materia dell’universo è una manifestazione di energia, quindi la particella ha solo apparentemente una piccola massa che, in ogni caso, viene a manifestarsi ed ad agire solo nel momento dell’incontro con la materia stessa. E questo vale per tutte le forme energetiche, come i sottoprodotti che si creano negli acceleratori di particelle.

Va però chiarito che ci sono sia radiazioni che si possono comportare come particelle e sia vere e proprie particelle che sono composte da gruppi di U dotati di particolari vettori. I questo caso si tratta di atomi più piccolo dell’idrogeno.

La velocità della luce è determinata dal gradiente elastico che caratterizza lo spazio ricolmo di U, ha un valore caratteristico che deriva dai parametri specifici di quella parte di U che dà corpo al nostro universo.

Vedremo più avanti questo concetto in forma più ampia.

Allora, di conseguenza, è vero che la così detta velocità della luce ha un valore ben determinato, ma il valore che conosciamo adesso non è questo e non è una costante. E questa grandezza vale solo all’interno del contesto in cui opera, cioè nel nostro universo. Si è detto che l’onda nel propagarsi incontra un piccolo ostacolo, cioè un “attrito” in quanto deve smuovere il mezzo attraverso cui si propaga. Di conseguenza con il tempo o la distanza, una parte della energia iniziale viene consumata e si determina perciò un rallentamento.

Non è vero che le galassie si allontanano, è vero che la luce perde velocità spostando la radiazione che trasporta verso il rosso, per la cessione della propria energia, seppure in forma minima, al mezzo che la fa transitare.

Neutrini

Ora esaminiamo i neutrini. Vi sono, si è detto, molte particelle. Alcune sono radiazioni, altre vera e propria materia, altre sono un qualcosa che non è l’uno né l’altra come abbiamo visto per la corrente elettrica.

Assumiamo che queste particolari singolarità siano un gruppo di U che, pur essendo in riposo, siano differenziati dagli U che compongono lo spazio.

Se un evento esterno immette in questo gruppo una energia, questa produce un’onda, come per la luce, ma questa volta quest’onda non si propaga in modo oscillatorio.

L’energia impressa nel fascio, che diventerà onda elettromagnetica o luce, proviene dalla materia, e quindi, gli U investiti di questo compito, sono caratterizzati dal vettore circolare del gruppo di U che costituisce l’atomo, e pertanto l’onda sarà oscillatoria.

E questa è anche la ragione per cui quando si opera la fusione dell’atomo questo genera in prevalenza calore e luce, cioè energia di radiazione in forma elettromagnetica. Per altre classi di singolarità, come ad esempio la corrente elettrica, il vettore dominante è su un piano. Se questo piano viene ruotato di 90° si ottiene che il vettore dominante sarà lungo la direzione del vettore che ha originato l’invio del raggio, di neutrini o di altro.

Non ci sarà allora un’onda, ma solo un vettore, che essendo lineare e non oscillatorio è intrinsecamente più veloce della radiazione. In poche parole la luce deve perdere tempo ad andare in su e in giù secondo il cerchio trigonometrico, il neutrino, e altri similari, scorre nell’unica direzione determinata all’origine, pur essendo anch’esso un’onda. Lo è, infatti, a frequenza uguale a zero.

E quindi è più veloce della radiazione elettromagnetica o luce. Si comporta come quelle sfere attaccate in alto con delle cordicelle che trasferiscono l’energia impressa alla prima senza che si produca un movimento apprezzabile, salvo che per l’ultima.

Abbiamo visto che esiste sì una costante, sebbene nemmeno questa sia assoluta, ma non è la odierna misura della velocità della luce.

Si era ritenuto che questo fosse il valore assoluto perché si è considerato lo spazio come vuoto assoluto, quindi non essendoci alcun tipo di ostacolo la luce doveva propagarsi senza limiti.

Ma in che modo si propaga in uno spazio vuoto?

Non c’è una spiegazione attendibile. Si è tentato di attribuire al fotone una forma, una volta lanciato, percorrendo uno spazio vuoto senza attrito, viaggerebbe all’infinito. E per questo motivo, si è ipotizzato che l’universo sia in espansione, e che abbia avuto origine da un punto, con il “big bang”.

Se, al contrario, la velocità della luce non è una costante, allora questa concezione non è più valida, allora l’universo ha avuto un’altra origine e non è in espansione.

Abbiamo visto che esiste una velocità maggiore, ma come viene determinata? Mediante il confronto tra due punti nello spazio, e quindi è una velocità relativa. Come facciamo a pensare che il nostro sistema di riferimento sia zero?

Se l’universo fosse in espansione, come potremmo determinare quale è la reale velocità di cui è dotata la piccola porzione di spazio che ci circonda? Ed in riferimento a cosa? E quella misura varierebbe a seconda dell’angolo sotto cui viene fatta, data la eventuale presenza di uno spostamento della nostra regione di spazio verso una qualche direzione. Non possiamo certo dichiarare che il nostro sia il centro dell’universo.

Per chiarire questi doverosi dubbi c’è soltanto un modo. Ricorrere al modello di spazio che abbiamo presentato sopra. Allora il concetto di velocità diventa facilmente un valore definibile perché si tratta del movimento dell’onda elettromagnetica rispetto allo spazio circostante ripieno di U che sono allo stato di quiete.

Di conseguenza tutto l’universo è fermo ( inteso come spazio, ovviamente i pianeti e le galassie hanno il loro movimento locale) e in ogni punto il movimento delle radiazioni o più semplicemente degli oggetti cosmici ha la stessa scala di valori degli altri.

– Ipotesi per uno spazio complesso

Lo spazio è certamente in relazione con il tempo, lo provano vari esperimenti fatti per dimostrare la veridicità delle teorie di Einstein. Queste prove vanno prese, però, a sé stanti, in quanto non è così che si dimostra una teoria. Una teoria deve essere valida per ogni fenomeno che cerca di spiegare, e, al contrario, spesso certi dati sono validi per molte teorie diverse, e non vanno bene come dimostrazione.

Questa premessa serve ad introdurre il concetto del tempo, in effetti in un oggetto che si muove nello spazio si determina una contrazione del tempo. Il valore è piccolissimo, viene ad assumere una certa rilevanza misurabile in presenza di velocità molto alte. Ho presentato qui sopra il concetto di riferimento per la determinazione della velocità, è sufficiente che tale oggetto si muova nello spazio, senza alcun riferimento, perché è lo spazio stesso a fornire il riferimento, non essendo vuoto, ma ripieno di U.

Un atomo quando si muove nello spazio produce alcuni effetti. Il più semplice da individuare è la generazione di un campo magnetico. Il movimento del gruppo di U produce una pressione davanti a sé ed una depressione dietro. Questo ha per conseguenza la formazione di un vettore di disequilibrio negli U che circondano l’atomo, del tutto identico alla formazione del campo magnetico operata dalle cariche elettriche.

Questo campo magnetico è longitudinale rispetto al movimento e se il movimento contiene anche un vettore radiale ( cioè ruota ), anche il campo magnetico diverge. E’ così possibile raccoglierlo ed utilizzarlo come fonte di energia (vortex). Ma come avviene la contrazione del tempo? Qui dichiaro subito che non esiste una relazione diretta tra lo spazio ed il tempo. Sono vettori indipendenti e possono sembrare legati tra loro solo se si osservano all’interno del sistema in cui siamo immersi, nel nostro contesto.

Le dimensioni cui è dotato U sono sei, tre reali e tre virtuali. Le tre dimensioni reali sono i tre assi che formano l’altezza, la larghezza e la profondità degli elementi della realtà, siano atomi o pianeti. Ogni U possiede una forma e questa forma ha una dimensione esprimibile con questa notazione di tre vettori spaziali. Il valore di queste grandezze è una costante ed è immensamente piccolo.

Le altre tre dimensioni virtuali sono, ed uso delle parole che per forza sono solo approssimative, l’energia, il tempo e la vibrazione. Queste dimensioni hanno all’interno delle ulteriori suddivisioni. Son interdipendenti, se ne viene alterata con una azione esterna una, si modificano anche la altre.

La dimensione energia è il vettore che provoca il movimento del gruppo di U all’interno dell’atomo. Questa grandezza si riduce lentamente ed è responsabile perciò del decadimento dell’atomo, che passa pertanto col tempo da un elemento più energetico ad un altro meno. Sino al ritorno di U allo stato di quiete. Tutti i tipi di atomi decadono, e gli isotopi sono soltanto degli atomi che hanno perso una parte di energia o sono sul punto di equipararsi all’elemento principale del gruppo che segue.

Abbandoniamo perciò la classificazione rigida sin qui adottata, gli elementi di materia confluiscono da uno all’altro, salvo che siano stati già generati con quella specifica dimensione energetica. Ma poi intraprendono il cammino del decadimento.

Quando interveniamo sull’atomo con una azione esterna di tipo meccanico, es. movimento, o di tipo elettrico, veniamo ad influenzare questo vettore perché immettiamo o sottraiamo dei gradienti energetici. Questo è un processo automatico causato dalla pressione o depressione nello spazio degli U circostanti, che si oppongono all’azione stessa.

La dimensione tempo ha tre componenti, di cui noi possiamo percepire solo il vettore di passaggio, il presente immediato. Per concettualizzare il tempo possiamo immaginare un vecchio disco fonografico in vinile. Se lo osserviamo dall’alto, di piatto, vediamo una traccia ondulata su tutta la facciata. Quella è la realtà del disco. Paragonabile alla realtà del nostro contesto. Quindi con uno sguardo vediamo l’intero, il tutto.

Applicando una rotazione al disco e inserendo una puntina nel solco, otteniamo che la realtà del disco, la musica, si manifesti. E’ il brevissimo momento del contatto tra la puntina ed il solco che crea la realtà vivibile, cioè ci fa sentire la musica.

Ebbene, la rotazione del disco è il tempo.

Se la velocità cambia cambiano le note, ma la musica, intesa come rapporto tra le note, rimane la stessa. Questo però se si ascolta la musica dall’esterno del disco. Se per pura ipotesi noi fossimo all’interno del complesso disco – rotazione, non sentiremmo alcuna differenza al variare della velocità di rotazione. Il tempo agisce in un modo similare, agendo sul vettore tempo degli U che compongono parti di spazio o materia, si ottiene che quel particolare assembramento di U abbia un suo tempo diverso da altri.

Che è all’interno, vale a dire che la materia che è costituita con quella classe di U avrà la sua manifestazione della realtà conforme al tipo di tempo specifico, e l’istante del presente ne trasporta la consapevolezza. Se la dimensione tempo viene alterata, la materia che è ricavata con questi U diversificati, avrà un tempo suo proprio, che potrà scorrere in modo più o meno rapido, sino ad essere anche uguale a zero.

La dimensione vibrazione ha anche essa varie componenti, e contiene la caratterizzazione degli U che ne stabiliscono una particolare qualità, per così dire. Tutti gli U che hanno lo stesso valore di vibrazione interagiscono tra loro, ma lo fanno sono con i loro simili, lasciando indifferenti quelli che hanno parametri diversi. Ci sono molto universi che coesistono, e sono caratterizzati da, appunto, valori diversi di vibrazione, e non interagiscono, salvo casi estremi, come le esplosioni nucleari il cui eco si espande anche in universi nascosti alla nostra percezione.

Avviene che per il forte ed improvviso scoppio energetico i parametri di U adiacenti ne sono influenzati. Pensiamo alle trasmissioni satellitari, tutti sanno che ci sono le frequenze e che variando le frequenze si cambia canale. Tutte le trasmissioni sono presenti nell’etere, ma noi ne scegliamo una soltanto. Il nostro particolare universo è sintonizzato in modo simile, noi o parti di materia, possiamo passare da un universo all’altro cambiando la sintonia, cambiano i parametri del vettore vibrazione.

Non è sufficiente la scelta della frequenza, occorre anche definire la polarizzazione, orizzontale o verticale, ed il sotto – canale del gruppo che raccoglie più trasmissioni sulla stessa frequenza. Così anche tra le realtà, oltre agli universi paralleli ci sono dei sotto universi, spesso solo locali, che coesistono, con proprietà anche molto diverse dal nostro.

Conclusioni

Alla luce delle considerazioni fatte sin qui, possiamo ora tentare di trarre alcune conclusioni.

La contrazione del tempo avviene quando la materia si muove nello spazio. Se il movimento è piccolo, il valore sarà insignificante, ma se la velocità diventa alta il tempo si comprime. Cioè il vettore tempo e gli altri vettori sono dipendenti uno all’altro. Non ci può essere energia se non c’è il tempo, e non ci può essere manifestazione energetica se non ci sono i vettori primari o fisici.

Il movimento della materia induce una pressione sugli U che incontra nel percorso e viene alterato l’equilibrio tra i vettori fisici e il vettore energia, che viene ingrandito dalla forza che provoca il movimento.

Essendo questi valori interdipendenti, se abbiamo un crescita di energia, deve corrispondere una riduzione del tempo ed un diverso assegnamento del rapporto dei vettori dimensionali. Man mano che la velocità cresce i parametri si deformano sino al punto un cui gli U interessati incontrano l’ostacolo degli atri U caratterizzati dallo stesso valore di vibrazione.

A questo punto il movimento, se era accelerato, cessa di crescere e l’energia che ancora arriva va a ad aggiungersi a quella già presente e provoca allora la trasmutazione degli atomi in movimento. In pratica se un oggetto raggiunge la velocità limite, non della luce, ma del valore specifico nel contesto in cui si muove, l’oggetto si deforma, non invecchia e trasmuta verso la successiva classe di elementi. Se questo accadesse davvero l’oggetto stesso perderebbe la sua propria stabilità per l’alterazione delle caratteristiche costruttive medesime.

Questo non accade se la crescita di energia avviene per un gradiente elettrico, in quanto il rapporto dei vettori dimensionali non cambia. In questo caso si ottiene una trasmutazione dell’atomo. Da diverse fonti ci perviene la descrizione di universi paralleli, si sono stabilite delle “densità” che identificano gli universi principali.

Noi siamo stati assegnati alla terza. Senza stare qui a parlare di argomenti per adesso ancora troppo poco descritti mediante il rigore scientifico, possiamo tuttavia riportare che man mano che il valore di vibrazione degli U cresce, la realtà di quegli universi, che ne sono derivati, è diversa dalla nostra.

In particolare aumenta la velocità della luce, e diventano quindi ipotizzabili viaggi cosmici ad una velocità maggiore del limite che abbiamo in questo nostro universo, facendo slittare la materia in un universo alternativo. In linea di principio questo è possibile fare modificando il vettore vibrazione degli U che compongono la materia del veicolo.

Non sembra che debba essere un esercizio molto gravoso e complesso, ci sono stati già degli esperimenti in questo campo. E, non solo, la natura stessa, in particolari casi e posti nel mondo, opera questa traslazione spontaneamente. In internet circolava, agli albori, la descrizione di un congegno che riusciva ad ottenere proprio questa traslazione tra un universo, o un sotto – universo, ed il nostro e viceversa, localmente è ovvio, con strani e conturbanti risultati.

Ben Boux
lanuovaumanita.net

La velocità della luce non è una costante ultima modifica: 2011-09-27T15:54:44+00:00 da Richard
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Richard

Noi siamo l'incarnazione locale di un Cosmo cresciuto fino all'autocoscienza. Abbiamo incominciato a comprendere la nostra origine: siamo materia stellare che medita sulle stelle. (Carl Sagan)