Fusione fredda nel sole

Avendo considerato nell’articolo passato che il nucleo del sole è freddo andiamo a vedere come le reazioni di fusione fredda siano le uniche che consentono di sviluppare la temperatura di superficie. Nell’immagine di copertina si vedono Preparata e Del Giudice i due fisici italiani dell’Enea che studiarono la fusione fredda negli anni ’90.

fusione freddaLa fusione non è fissione. La fissione opera su atomi grandi, per la precisione su quelli con numero atomico grande. Questo significa che sono atomi con molti protoni e neutroni. Questi vengono bombardati con particelle che li dividono e producono energia. Al contrario, la fusione funziona su atomi piccoli, come l’idrogeno, il deuterio e il trizio. L’obiettivo della fusione è quello di unire due nuclei. In questo modo avranno un rilascio di una parte dell’energia di legame. Si tratta dell’energia che tiene uniti i nucleoni.

Il deuterio e il trizio sono due isotopi dell’idrogeno. L’idrogeno ha un solo protone. Il deuterio ha un protone e un neutrone; il trizio ha un protone e due neutroni ed è radioattivo: decade in un tempo di 12,5 anni diventando elio3 ed emettendo elettroni. Non è, tuttavia, molto pericoloso per la salute.

La fusione fredda può essere ottenuta con queste reazioni tra due atomi di deuterio:

deuterio + deuterio => elio 4 eccitato, con energia superiore a 24 milioni di elettronvolt (MeV). La produzione di un joule di energia richiede quindi fusioni 2,6 × 1011. L’ elio4 eccitato decade quindi con queste reazioni:

  • Primo: Elio4 eccitato => trizio + protone (50% di probabilità);
  • Secondo: Elio4 eccitato => elio3 + neutrone (50% di probabilità);
  • Terzo: Elio4 eccitato => normale elio 4 + γ raggio (un milionesimo di probabilità).

Dovrebbero esserci, per ogni joule di energia prodotta, centinaia di miliardi di neutroni e di nuclei di trizio. Attualmente, i ricercatori pensano di ottenere la fusione usando temperature estremamente elevate di circa 100 milioni di gradi ed enormi pressioni. I tecnici devono utilizzare speciali reattori rivestiti con potenti magneti che tengano a distanza di sicurezza dalle pareti metalliche il materiale incandescente.

In caso contrario, le pareti del reattore a contatto con il fluido verrebbero immediatamente distrutte. Questo campo di ricerca per la fusione nucleare ha attratto molti fondi e risorse. Ad ogni modo, i risultati finora non sono stati conclusivi. Produrre energia sufficiente per pagare gli enormi sforzi necessari per raggiungere i 100 milioni di gradi richiesti si rivelerà una vera sfida.

La fusione fredda è diversa. È stata scoperta inizialmente da Fleischmann e Pons nel 1989 negli Stati Uniti. Fu immediatamente screditata. Il sistema non voleva vedere diminuita un’enorme quantità di fondi destinati alla ricerca sulla fusione calda. Ma la fusione fredda è stata confermata da dozzine di gruppi di ricerca indipendenti in tutto il mondo tra cui il team di Preparata che all’Enea ha lavorato sulla fusione fredda in Italia.

Il principio di funzionamento è semplice ed è molto diverso da quello della fusione calda. Utilizzando procedimenti di elettrolisi, gli atomi di deuterio contenuti nell’acqua pesante vengono introdotti nel reticolo cristallino di un catodo di palladio. La densità del deuterio nel palladio deve essere molto elevata. Bisogna raggiungere un rapporto 1: 1 di deuterio con palladio perché la fusione fredda è un fenomeno di soglia e non si avvia se questo rapporto non è stato raggiunto.

Questo è il motivo per cui, all’inizio, molti ricercatori non sono riusciti a realizzare l’esperimento: la fase di carica del deuterio è difficile e molto lunga. Ma i ricercatori non hanno capito immediatamente che dovevano raggiungere una concentrazione così elevata di deuterio nel palladio. Oltre al palladio, è stato utilizzato un insieme di altri materiali. Effetti di fusione fredda sono stati rilevati quando si utilizza titanio, afnio, uranio ma anche il tungsteno.

Una volta che il deuterio è stato caricato, la fusione si verifica a causa della tensione elettrica applicata. Gli elettroni del palladio, a causa di questa tensione, iniziano ad oscillare tutti insieme, con un movimento coerente, che è chiamato plasma elettronico. Questo plasma entra in risonanza con gli atomi di deuterio anch’essi oscillanti.

L’oscillazione produrrà energia sufficiente per portare due atomi di deuterio molto vicini, oltre la forza di repulsione coulombiana. In questo modo, saranno in grado di vincere le forze respingenti di Coulomb che sono conseguenti alla carica dei protoni e arriveranno così a fondersi insieme. Gli atomi di deuterio sono già molto vicini a causa dell’alta concentrazione nel catodo. La risonanza dà l’ultima spinta. Questo accade con un rilascio di energia che è più grande dell’energia utilizzata per avviare le reazioni nucleari.

fusione fredda

La mia ipotesi è che nel sole si verifichino reazioni di fusione fredda attivate dalla corrente elettrica generantesi per effetto Seebeck. Vedi anche l’articolo: “Il nucleo freddo del sole”.

Ci chiediamo a questo punto se c’è palladio nel sole per poter avere il catodo di base. Dobbiamo fare qualche altra considerazione prima di poterlo dire. La prima considerazione da fare è che il sole produce non solo calore e luce, ma anche un enorme campo magnetico rotante. Si sviluppa sotto forma di una spirale di che gira intorno al sole. Questa è chiamata corrente eliosferica diffusa.

A proposito del campo magnetico solare Wikipedia afferma: “ La corrente eliosferica diffusa (sigla HCS, dall’inglese heliospheric current sheet) è la superficie all’interno del Sistema Solare dove la polarità del campo magnetico solare cambia da nord a sud. Questo campo si estende attraverso il piano equatoriale del Sole, nell’eliosfera. La forma della corrente diffusa risulta dall’influenza del campo magnetico in rotazione del plasma nel mezzo interstellare (vento solare). Un piccolo flusso di corrente elettrica fluisce nella corrente eliosferica diffusa, quantificabile in circa 10−10 A/m².”

Questa immagine mostra la corrente eliosferica diffusa che vedremo si manifesta con una striscia magnetica di Moebius, modellata dal sole nella cintura di Van Allen che, come descriveremo in futuro, genera le fasi lunari.

fusione freddaCi chiediamo che materiale potrebbe essere all’origine di questo campo magnetico attorno al sole.

Un’altra considerazione riguarda i neutroni che vengono prodotti dalle reazioni di fusione. Cosa succede loro? Il sole è vicino alla Terra ma non si misurano neutroni in arrivo dal sole. Per risolvere questi problemi dobbiamo individuare un materiale in grado di generare le reazioni nucleari, di generare il campo magnetico del sole e di eliminare la produzione di neutroni verso la Terra. Dopo aver fatto un’attenta analisi si può determinare che l’olmio ha tutte le caratteristiche necessarie.

L’olmio è una terra rara come l’afnio. L’afnio è stato utilizzato in modo proficuo nella produzione di reazioni nucleari di fusione fredda.

È un elemento con insolite proprietà magnetiche. Ha il più alto momento magnetico esistente in natura. Per le sue caratteristiche magnetiche, i fisici usano l’olmio per produrre i più alti campi magnetici artificiali. Combinato con l’ ittrio l’olmio produce composti con caratteristiche magnetiche molto elevate. Poiché può facilmente assorbire i neutroni, i tecnici lo usano nei reattori nucleari per creare barre di controllo per le reazioni di fissione.

L’olmio può quindi essere il materiale responsabile delle caratteristiche del sole: può generare un potente campo magnetico e assorbire i neutroni. Come l’afnio inoltre può essere utilizzato come catodo di base per la generazione di reazioni di fusione nucleare.

Naturalmente abbiamo fatto delle ipotesi, ma siamo costretti a farle. Dopo aver capito infatti che la Terra è piatta siamo giunti alla conclusione che la legge di gravitazione universale di Newton non è valida: essa non rispetta il principio di conservazione dell’energia.

Detto ciò dobbiamo anche eliminare il concetto di fusione calda nel sole. Le temperature e le pressioni necessarie nel nucleo per avviare queste reazioni sarebbero infatti raggiunte per l’enorme massa del sole, organizzata in un ammasso sferico a causa della legge di gravitazione universale di Newton.

Noi sappiamo che il sole è piccolo, vedremo presto quanto, e che la sua struttura assolutamente non è causata dalla legge di gravitazione. Detto ciò le reazioni di fusione fredda sono quelle che ci permettono di capire la grande produzione di energia da parte del sole.

Tali reazioni vengono avviate dall’effetto Seebeck che richiede che il nucleo del sole sia a temperatura inferiore rispetto alla superficie. Questo si può spiegare con la rotazione del gas del sole che, per effetto Ranque, genera il delta di temperatura necessario.


Michele Vassallo è un ingegnere meccanico. Nel 2015, quando scoprì il movimento emergente degli American Flat Earthers, si sentì stupito e affascinato. Presto si rese conto che la Terra non poteva essere un globo. Nonostante il fatto che gli argomenti venuti alla ribalta fossero e siano ancora incompleti e contengano molti errori, il concetto generale di una terra piatta sembra assolutamente degno di indagine.

Tra le sue migliori scoperte c’è la reintroduzione dell’etere nella fisica della terra piatta e una nuova visione della natura della luce.

E’ coautore del libro “The real measures of the (flat) Earth” edito da Aracne editore e del blog “rifugiatidipella.com“. Dal 2019 produce materiale video inerente la Terra piatta sul suo canale Youtube “earthmeasured”.